Ma vi ricordate per quanti anni ci hanno rotto i coglioni con le logge? Erano tutte massoniche, segrete, misto-servizi deviati, logge con accesso mafia (anch’essa deviata, sottomessa a logiche e logge occulte) un po’ di Cia, con mascalzoni al primo sale, tutto fa brodo anzi tutto fa loggia purché sia intrigo, purché faccia il giusto sugo. Ma non un intrigo di quelli nella realtà, come magari in una serie di deposizioni. No, le logge che ci piacciono, quelle brevettate e meravigliose che appaiono e disappaiono o dispariscono, scompaiono a comando se e quando lo dice un determinato aristocratico circolo di giornalismo di finta sinistra. Come dice il vecchio Palamara? Ci vuole il giusto intruglio: un procuratore che sia del giro, due sostituti che abbiano le palle, uno dei servizi coi controcazzi, e un giornalista d’allevamento. Quando hai il giusto mix, ti puoi fottere il Parlamento, il governo, il padreterno, con rispetto della tavola.

Ma la condizione è che a garantire il prodotto, siamo noi. Mica adesso uno da fuori può venire e tirare fuori la loggia. O la loggiata. Non è come la costa e la costata. Quando, se e come è loggia, per cominciare, lo diciamo noi. E che abbiamo detto forse qualcosa? Lo diciamo noi quando è loggia. Chi li ha creati i pidduisti? Devi avere la formula. Ci vuole il mix. Lo dico io. Adesso che cos’è questa loggia? È come l’antica canzone: ma cos’è questa crisi? Trallallallallà. Capito? E dài, che se sei furbo lo capisci, no? Non è che siamo nati ieri, vero? No, dico: adesso che è uscita fuori questa loggia, ma come fate a dire loggia se a noi non hanno detto niente?

Mo’ siete voi che dite loggia? Mo’ allora, facciamo tutti come cazzo ci pare e diciamo loggia quando lo dite pure voi? E che c’avete il diritto di loggia, mo’? Ma che ci siamo impazziti? Dunque, quale loggia? Non fare il cretino. La loggia Ungheria che racconta questo avvocato, come si chiama? Ma l’abbiamo autorizzato noi? Siamo noi che autorizziamo: no che adesso il primo che passa dice loggia e sposta i quadretti. Qui si tratta dei fondamenti dello Stato di diritto e dello Stato di rovescio: punto a croce e punto a capo. Non è che tu puoi dire la qualsiasi, dico bene dottore? Non lo so: che vuoi dire tu? Guarda che sei tu che hai detto loggia. Io stavo zitto: anzi ho legato l’incartamento per precauzione e ho fatto un file di riserva, per caso mai. Di questi tempi. Come si dice, dottò: fessi, sì, ma proprio fessi-fessi, no. E che cazzo, mi scusi dottoressa. Lui fa: ma dove vai? E io: al cinema. Che vai a vedere? Quo vadis. E che vuol dire? E vuol dire dove vai, no? Non la sai la barzelletta di Quo vadis? Vuol dire dove vai e poi si rovescia la dialettica, questo è Hegel, mica stiamo a Torpignattara. Te l’ho detto dove vado: al cinema.

Adesso, ci minacciano pure: ce l’hanno lì, la denuncia con nome e cognome della loggia dal nome volendo anche geografico. Si chiama loggia Ungheria, ma è la piazza ai Parioli o metà impero asburgico? Per ora, zona magiara. Noi optiamo per caffè sulla piazza, perché la gente è lì che va se deve intingere il cornetto. Ma quanto alla composizione, statuto ed elenchi, non lo sappiamo punto e non si sa nulla punto e benché al mattino ci svegliamo prestissimo per frugare nel nostro tablet tra i giornali appena usciti per avere nuove notizie, lo vedi da te che sulla stampa per decenni specializzata nel concetto e nella pratica della loggia virgola (e dico virgola) non troviamo nulla punto, che desolazione.

Si parla di quel tizio, Chillo Puniz, Diaz, ut Dez, cum grano salis, pigliate ‘sto rap. Te piace ‘o rap? E allora. Come si chiama quello tatuato che da solo mette in crisi la Rai, occupa i giornali, ha milioni di like e sta incoronato e parente aum-aum di quell’altro che si fa chiamare l’illuminato o l’eletto o l’ assunto in cielo, Grillo Vergine Maria, quello con lo scafandro e quello nobbile: ‘o conte di vattel’amminchia, Puglia piglia e port’accasa. Loggia, dunque. Lo diciamo noi e soltanto noi che siamo autorizzati quando è e quando nunnè loggia. Ci vuole la certificazione energetica e la riconversione ecologica e qua manca di certificazione, ‘sta minchia di loggia dell’Ungheria. Però voglio sapere chi è sto strunzo che ha parlato, mo’ qui scattano le querele, mica cazzi. Noi siamo lo Stato. Siamo di un participio del passato, ma siamo anche participio attivo e presente. Quelli che siamo noi la loggia giusta.

Dobbiamo prima confondere e chiarire se Conte sta organizzando il firmamento con sole 5 Stelle o se ha vinto lo scudetto causando involontariamente un’esplosione virale a piazza del Duomo. Cioè veramente molto disordine sotto il nostro cielo. Ma più che altro prevale un oblio accuratissimo, quello di tutti quei colleghi e colleghesse giornalisti e giornaliste che hanno dedicato tutte le loro vite inventate e laboriosissime, accanite e scrupolose alloggiate nel censire le logge. Roba che solo loro hanno il catalogo preciso. Non è che adesso te ne esci coll’Ungheria e ti dobbiamo pure fare spazio. Perché noi di Potere Assoluto facimmo tacitare i giornali, li insufflettiamo col conte Diaz col collo a tacchino tatuato, che prima dava del culattone a tutti, Maronna che genio che è, È lui mo’ che detta la linea. U’ grillo fa video, ma si schiatta colla storia di quello figlio suo che s’è messo inguaiato a giocapisello, qua siamo rovinati tutti, dobbiamo parlare di più di diritti civili, ci siamo capiti? O no? Diciamo noi chi fa minoranza e ha i diritti, vedi che poi ti mando una mail con la nuova etica, va applicata anche ai bambini e quella la mettiamo in goppa a tutta la carta stampata.

Voi fate il comunicato, siamo indignati, siamo moralissimi, siamo tutto noi e non c’è spazio per nessuno. Hai capito Pasquale? Hai parlato col dottore? Il consigliere? Sei andato all’Ungheria? Attento che mo’ stiamo un fiantìn sputtanati, ma come si dice: chinati junco, che passa la china. Passa la fiumana della torrenta che prende tutto e se ne va. E tutto torna come prima. Mo’ fanno sto casino e se credono che ci fanno paura, ma noi siamo stati lo Stato e quel che sia stato lo diciamo noi, e se non c’è diritto di loggia è questione nostra. Ricordiamoci: siamo una casa di vetro sporco, ma è casa di tutti noi. Voi, chiudete la porta, chiudete gli spifferi, parlate d’altro, fate casino, guardate il rap. Guardate là che si vede Milano co’ la gente fori che fa virus e fa notizia, guardate altrove, fate passate la buriana, in caso di fuga sapete come funziona la maschera. E adesso passo e chiudo. Over, e salutame a chi sai.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.