Lucia Annibali, diventata avvocato a 28 anni, ha una vita segnata da un “prima” e un “dopo”. E vale anche per la professione: è passata dalle aule di giustizia a quelle parlamentari, ed è oggi capogruppo di Italia Viva in commissione Giustizia a Montecitorio. Il suo partito, più volte in contrasto con il resto della maggioranza sulla giustizia, sarà determinante per le sorti di Alfonso Bonafede. Mercoledì 20 Palazzo Madama mette ai voti la mozione di sfiducia individuale presentata dal centrodestra contro il ministro-capodelegazione dei Cinque Stelle nel governo e Italia Viva controlla 14 voti. Decisivi: se cade Bonafede, cade tutto.

Avete già deciso?
No. Ascolteremo prima il ministro e decideremo di conseguenza. Siamo stati molto chiari: non abbiamo un pregiudizio per partito preso. Ci riserviamo di ascoltare e di fare le nostre valutazioni. Una cosa è certa: così non va. La gestione Bonafede è stata caratterizzata da sottovalutazioni e incapacità.

Un giudizio tondo, e dunque?
Cerchiamo di avere una posizione dialettica su tutto, siamo una forza di maggioranza che dà il suo contributo e vorremmo che Italia Viva fosse valutata alla stregua degli altri.

Cosa c’è sul tavolo?
Due cose. Il nostro piano shock per le infrastrutture che rilancia anche posti di lavoro. 120 miliardi di lavori da sbloccare. E chiediamo di riaprire la partita della prescrizione, che non si è concluso, il dibattito è stato interrotto dal virus.

È un’altra battaglia di bandiera M5S.
Non condividiamo l’approccio ideologico dei Cinque Stelle, sempre improntato al giustizialismo, alla retorica delle manette facili. Hanno una visione carcerocentrica della vita, questa dialettica del “marcire in galera” non la sopporto.

Con Bonafede come sono i rapporti personali?
Mah. Ci siamo parlati pochi giorni fa in Commissione Giustizia. Non mi ha convinta più di tanto.

Del giallo Di Matteo, che idea si è fatta?
Che è una pagina bruttissima per la giustizia. Di Matteo ha fatto affermazioni che hanno una loro gravità. E se fosse vero quanto afferma Di Matteo, è grave che lo stesso abbia taciuto per anni. Purtroppo temo che non conosceremo mai la verità.

Dopo il capo del Dap, via anche il capo segreteria di Bonafede, intercettato insieme a Palamara. A via Arenula il ministro è rimasto solo.
È un’altra brutta pagina, su cui spero venga fatta piena luce. Ci dà il segno che i Tribunali del Popolo poi si dimostrano molto meno impermeabili di quel che professano.

È un redde rationem tra anime giustizialiste?
Non so. Faccio un appello: abbandonate l’ideologia, abbracciate la Costituzione senza paura di sopperire nel consenso. I populisti trattano la giustizia in modo superficiale, spettacolarizzano emotività, paura e dolore.

Tema che lei conosce bene.
Sì. E trovo fastidiosa e strumentale la leva dell’emotività, su cui poi plana anche la televisione. Il diritto di cronaca dovrebbe incontrare qualche limite quando si parla dei diritti delle persone, e delle vittime soprattutto. Calpestare i sentimenti e inquinare la verità sono cose che non dovrebbero far parte del servizio di informazione pubblica.

Perché tanta violenza verbale e non solo, contro le donne?
Fa parte del retaggio di una società ancora maschilista. È una arretratezza culturale.
Ma se penso a Silvia Romano, anche lì questa sovraesposizione politica andava evitata. Sulle vicende personali e di dolore non è tollerabile che la politica entri in modo così dirompente e irrispettoso. Manca il senso delle istituzioni.

Perfino sulla Ministra Bellanova…
Guardi, una donna così coraggiosa che vince la sua battaglia e si commuove, meriterebbe doppio rispetto.

Qualsiasi cosa attiene alle donne, viene subito riferita alla sfera del corpo.
È così. Un uomo viene attaccato per le sue idee, una donna per il suo corpo. E sempre in modo molto volgare.

Ha visitato carceri femminili?
Sì, Rebibbia. E molti altri in tutta Italia. Al di là dell’emergenza carceraria c’è una gestione fallimentare della politica detentiva. La popolazione carceraria nel suo complesso non può più sottostare a una visione carcerocentrica.

Che cosa le chiedono i detenuti?
È sempre un confronto reciproco. Uno scambio di esperienza di vita, sono persone e provo a mettermi nei loro panni. Molti di loro intraprendono un percorso di consapevolezza. Chi sbaglia, deve essere messo in condizione di correggersi.

Vale anche per Bonafede?
Vedremo mercoledì.