Prescrizione, qualcosa si muove. La giornata ha visto al lavoro le diplomazie dei partiti, di maggioranza e opposizione. E la sensazione è che anche sulla granitica difesa della riforma Bonafede si stia per aprire un varco. Non sposta molto la smentita, arrivata a tarda sera da Via Arenula, da dove il Guardasigilli assicura di tirare dritto.  Era stato Luciano Violante ad indicare la strada della ragionevolezza: «Si può cambiare la prescrizione. Ma lo si dovrebbe fare a partire da una seria indagine conoscitiva sulla fenomenologia dell’istituto, che in alcuni uffici giudiziari fa registrare numeri significativi e in altri ricorre in modo irrilevante». In effetti al danno della riforma Bonafede si aggiunge la beffa della assoluta indisponibilità dei dati di fondo.

«Violante ha perfettamente ragione. Ci stiamo accapigliando su un tema di cui non conosciamo i dati. Se li avessimo capiremmo che la prescrizione è un fenomeno che colpisce ormai solo i reati minori. Questo dimostra che stiamo assistendo solo a una pretesa ideologica da parte del ministro Bonafede e a un’affermazione propagandistica staccata dalla realtà», ha fatto seguire il presidente dell’Unione delle Camere penali, Gian Domenico Caiazza. La protesta degli avvocati va avanti compatta. E alla politica va il compito di “trovare la sintesi”, come ripete il segretario Dem Nicola Zingaretti. Sul piatto del Milleproroghe vengono messi agli atti i tentativi di mediazione. Quello di Federico Conte (Leu) prevede l’applicazione della riforma Bonafede solo in caso di doppia sentenza di condanna, quello di Lucia Annibali (Italia Viva) punta a rimandare di un anno l’annosa questione. Per dirla tutta, il lodo Annibali è sdoppiato: c’è un suo emendamento che prevede un rinvio secco all’inizio del prossimo Anno giudiziario. Ed un altro emendamento, subordinato, che richiede la sospensione degli effetti della disciplina attuale (riforma dell’art.159). Ma c’è anche Andrea Orlando, ex ministro della giustizia Pd, che torna in campo per difendere, appunto, la riforma che portava il suo nome.

A fargli da apripista è Emanuele Fiano, che va in tv per ricordare al Movimento Cinque Stelle «che fanno parte di un governo di coalizione, in cui ciascuno deve fare un compromesso ed essere disponibile a rinunciare a qualcosa, perché non si può portare a casa tutto». I democratici si rivolgono al premier Giuseppe Conte con crescente fiducia, che pare ripagata. Non esiste miglior corpo diplomatico, verso il Movimento, dell’inquilino di Palazzo Chigi.  Sentita dal Riformista, la firmataria del Lodo Annibali scongiura soluzioni intermedie. «Si eviti di creare confusione. Per Italia Viva non ci sono compromessi accettabili», tuona la deputata renziana.

E se il Lodo Annibali presentato nel Milleproroghe venisse bocciato, data anche l’ipotesi fiducia che circola a Montecitorio in queste ore «lo ripresenteremmo in Senato e a palazzo Madama i numeri sono diversi», sottolinea la parlamentare. «Io non capisco quale dovrebbe essere la mediazione di Conte, onestamente. Correggere con una toppa peggiore del buco, con il discrimine tra sentenza di condanna e di assoluzione può aprire a dei profili di incostituzionalità». Prosegue Annibali: «Non si può accettare che venga rimesso in discussione il principio di non colpevolezza fino a sentenza di terzo grado. Qui c’è chi vuol minare la nostra civiltà giuridica».