Magistratura e politica: per Luigi Bobbio quello delle cosiddette porte girevoli non è il vero problema. Nella sua carriera è stato pm in forza alla Procura e alla Dda di Napoli, senatore di Alleanza Nazionale, sindaco di Castellammare e oggi è giudice presso il Tribunale civile di Nocera Inferiore. «Mi preoccuperei più di chi, senza mai uscire dall’ordine giudiziario, fa politica con la toga addosso – afferma – È lì il vero problema». A chi solleva dubbi sulla terzietà e sull’indipendenza di un magistrato che si è lanciato in politica, ha chiesto il consenso degli elettori, si è schierato con un partito e poi è tornato a indossare la toga, Bobbio risponde che «la reale indipendenza appartiene al foro interno di ciascun magistrato».

«Si è indipendenti se lo si è veramente, non a prescindere da quello che può o meno apparire all’esterno – spiega – e l’indipendenza si giudica dalle decisioni prese dal magistrato, dalle sue scelte. Molto spesso magistrati che non hanno mai fatto un giorno di politica attiva adottano decisioni o fanno esternazioni di una parzialità partitica veramente imbarazzante, mentre altri magistrati, che come me hanno fatto esperienza politica, erano indipendenti prima e sono tornati a esserlo nell’esercizio delle funzioni oggi». Condizionato dalla politica? «Non lo sono mai stato e i fatti parlano per me», sottolinea elencando processi e condanne chieste e ottenute nei confronti di esponenti di partiti della coalizione di centrodestra, quella destra alla quale Bobbio racconta di essere vicino sin dai tempi del liceo. «Se si è imparziali, lo si è sempre. Io, invece, ho molta più paura dei magistrati che, pur non avendo mai dismesso la toga, hanno comportamenti vistosamente di parte e politici piuttosto che di magistrati che, pur avendo avuto un’esperienza politica, quando sono rientrati in carriera hanno ripreso per intero il loro abito mentale di imparzialità».

«Sull’aspetto più direttamente collegato con le sliding doors – aggiunge Bobbio – faccio presente che si dovrebbe cambiare la Costituzione, ma sarebbe ingiusto poi privare dei cittadini, come siamo noi magistrati, del diritto all’elettorato passivo. Con il collega Antonino Caruso, senatore e presidente della Commissione Giustizia, nella quattordicesima legislatura predisponemmo un disegno di legge che prevedeva che al magistrato, dopo l’esperienza in Parlamento o con altra carica politica, fosse permesso il rientro in un’altra amministrazione dello Stato a parità di stipendio, livello e funzioni. Ci fu detto che quel disegno di legge poteva andar bene ma non era il caso di presentarlo ancora – racconta Bobbio – Questa può essere una soluzione». Quanto ai mali della giustizia, una delle soluzioni per Bobbio consiste nell’attuare l’articolo 107 della Costituzione: «Il pubblico ministero – dice – deve diventare un organo amministrativo e uscire dall’ordine giudiziario perché non ci doveva mai entrare. Dell’ordine giudiziario devono far parte solo i giudici».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).