Che sollievo! Ci ha fatto penare un bel po’, ma alla fine il sostituto procuratore generale Catello Maresca ha chiesto l’aspettativa. Aspettativa elettorale, per la precisione: il primo passo ufficiale verso quella candidatura a sindaco di Napoli che qualcuno ha ironicamente definito il «segreto di Pulcinella». Sia chiaro, l’ultima parola spetterà al Csm al quale il procuratore generale Luigi Riello ha trasmesso l’istanza firmata da Maresca. Sull’ok definitivo, però, ci sono pochi dubbi. Basti pensare che a pronunciarsi sarà lo stesso organo di autogoverno della magistratura che, a gennaio scorso, aveva “blindato” il pm napoletano accusato di fare campagna elettorale con la toga ancora sulle spalle.

Ora, quella toga, Maresca ha deciso di accantonarla. E la sua è una scelta coraggiosa dal punto di vista umano e professionale, ma ancora di più sotto il profilo politico e amministrativo. Pur non avendo alcuna esperienza alla guida di un ente pubblico, infatti, il pm che catturò il boss Michele Zagaria si rimette in gioco e lo fa per prendersi una bella rogna: governare una città sommersa da un debito complessivo di cinque miliardi di euro. A indicare questa cifra è stato Gaetano Manfredi, probabile candidato di Partito democratico e Movimento 5 Stelle alle comunali. «Il dissesto dovrà essere dichiarato o dal sindaco Luigi de Magistris entro qualche giorno o dal nuovo sindaco a fine anno: in queste condizioni, il sindaco diventa un commissario liquidatore», ha detto l’ex ministro prima di invocare «un intervento legislativo di riequilibrio» delle casse comunali. Come a dire: se non si azzera una parte del debito e non si avvia un piano di investimenti, governare Napoli è una pia illusione.

Nel farlo, Manfredi si è rivolto non solo alle forze progressiste che lo sostengono, ma all’intero arco costituzionale. Ed è proprio questo il primo nodo che Maresca, una volta candidato, dovrà sciogliere: come pensa di amministrare una città indebitata fino al collo, dove le aliquote delle imposte sono ai massimi livelli e i servizi ai cittadini pressoché azzerati? La domanda non ha soltanto una valenza amministrativa, cioè non riguarda soltanto strategie come la dismissione del patrimonio comunale o l’aumento della riscossione che per dieci anni sono stati due dei principali punti dolenti della gestione targata de Magistris. L’interrogativo è anche politico visto che, secondo le indiscrezioni, Maresca vorrebbe dare alla propria candidatura un’impronta civica, quindi “slegata” dai partiti  di centrodestra che pure sono pronti  ad appoggiarlo. Imiterà Manfredi, chiedendo un patto tra le le forze parlamentari, o indicherà una soluzione diversa?

L’altro nodo che il sostituto procuratore generale dovrà sciogliere è quello del Recovery Plan. Più volte, dalle colonne del Riformista, Maresca è stato sollecitato a scendere in campo non solo per abbandonare la scomoda posizione di pm “un po’ magistrato e un po’ candidato”, ma anche per contribuire al dibattito sui progetti da finanziare con le risorse messe a disposizione dell’Unione europea. Il prossimo, come Antonio Bassolino ha sottolineato, sarà «il sindaco del Recovery Plan», visto che l’orizzonte temporale di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza coincide perfettamente con la durata del mandato dei primi cittadini che saranno eletti in autunno. Incassato il definitivo via libera alla candidatura, dunque, Maresca dovrà chiarire come intende gestire il fiume di risorse in arrivo e sul quale, come egli stesso ha denunciato, la criminalità organizzata ha già messo gli occhi.

Insomma, l’aspettativa chiesta dal pm è un dato positivo. Innanzitutto perché cancella quella condizione di ambiguità nella quale Maresca si è mosso per troppo tempo, sebbene nel rispetto della legge e con l’avallo del Csm, facendo storcere il naso a chi vorrebbe che i magistrati fossero e apparissero sempre indipendenti, imparziali e “a distanza di sicurezza” dalla politica. Ora l’imminente ufficialità della candidatura di Maresca offre un’ulteriore occasione: quella di rafforzare il confronto e l’impegno indispensabili per risollevare Napoli dal baratro in cui è piombata.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.