L'intervista
Nahum: “Il bipolarismo non funziona più nemmeno a livello cittadino. Nuovo sindaco? Mario Calabresi sarebbe la miglior sintesi”
Daniele Nahum, consigliere comunale milanese di Azione, è tra i promotori degli Europeisti, il network che punta a riunire liberali, riformisti ed europeisti oggi dispersi tra diversi schieramenti. Da Milano prova a costruire una proposta politica alternativa alle rigidità del bipolarismo.
Milano è tornata laboratorio politico del Paese?
«Lo è sempre stata. Qui sono nate tutte le novità. Oggi emerge un dato evidente: il bipolarismo non funziona più nemmeno a livello cittadino. La maggioranza che governa Palazzo Marino è spesso costretta a cercare voti nell’opposizione sui dossier più importanti. È il segno di un modello che mostra crepe profonde».
Sul tavolo ci sono già alcuni nomi. Cottarelli, Tatarella, Calabresi. Come li valuta?
«La disponibilità di Carlo Cottarelli assume forza perché parliamo di un profilo spendibile a livello internazionale e con una credibilità morale evidente su Milano. Pietro Tatarella è una candidatura molto interessante, un bel candidato. Ma se sul tavolo ci fosse Mario Calabresi, quella sarebbe una possibilità straordinaria di convergenza tra liberali, riformisti e una parte del centrosinistra. Il punto, però, resta lo schema politico: serve una proposta capace di rompere i blocchi tradizionali».

Che cosa non la convince dell’attuale centrodestra milanese?
«Il tema non è il candidato. È l’impostazione politica. Se il centrodestra continua a concentrarsi prevalentemente su temi identitari, diventa difficile costruire una proposta riformista e liberale per una città come Milano».
E del centrosinistra?
«Penso che abbia spesso rincorso posizioni troppo radicali, da collettivo studentesco, perdendo di vista la sua tradizione riformista. Milano meriterebbe un approccio più pragmatico e meno ideologico: lo dimostra anche la spaccatura della sinistra milanese sul gemellaggio con Tel Aviv».
Le primarie possono essere risolutive?
«Ho molti dubbi. Oggi rischiano di essere soprattutto un regolamento di conti interno ai partiti. Milano avrebbe bisogno di una candidatura condivisa e competitiva, non dell’ennesima conta tra correnti».
Il bipolarismo è al capolinea, dice. Perché?
«Perché si regge sempre più sull’aritmetica e sempre meno sulla politica. Le coalizioni vengono costruite per vincere le elezioni, non per governare. E questo produce instabilità, sia a livello nazionale sia locale».
La nuova legge elettorale rischia di aggravare il problema?
«Potrebbe farlo. Se nessuno raggiungesse la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, ci troveremmo di fronte a un sistema sostanzialmente proporzionale. In quel caso diventerebbe decisivo il ruolo di una forza europeista, liberale e riformista capace di attrarre consenso autonomamente».
Questo spazio politico esiste davvero?
«Io credo di sì. Lo abbiamo visto al Teatro Franco Parenti. Esiste una parte della società italiana che si riconosce nell’europeismo, nel liberalismo e nel riformismo e che oggi non trova una rappresentanza adeguata. A quella domanda dobbiamo dare una risposta».
Il successo degli Europeisti vi ha sorpreso?
«In parte sì. L’iniziativa di Milano e la nascita dell’associazione hanno avuto una risposta superiore alle aspettative. Sono arrivate adesioni da tutta Italia. È il segnale che esiste una domanda politica reale».
Che cosa sono gli Europeisti?
«Non sono un partito. Sono uno spazio di incontro tra persone che condividono una cultura europeista e riformista. Vogliamo favorire la nascita di una proposta politica nuova, non aggiungere una sigla alle altre».
Tra le nuove generazioni della politica milanese ci sono donne che emergono…
«Penso a Giulia Pastorella e Martina Riva. Hanno qualità, esperienza e rappresentano una nuova generazione di classe dirigente. Possono dare un contributo importante alla costruzione di una proposta riformista per Milano».
Il prossimo appuntamento è l’assemblea degli Europeisti a Roma il 18 luglio. Con quale obiettivo?
«Trasformare l’entusiasmo raccolto in questi mesi in un percorso stabile. C’è una domanda di politica seria, europeista e riformista che arriva da molte parti d’Italia. Adesso dobbiamo darle forma e organizzazione».
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