Per antonomasia Napoli è la città delle contraddizioni. Bella e maledetta. Magica e invivibile. Qualcuno una volta trovò le parole perfette per descriverla: un paradiso abitato da diavoli. E infatti i “diavoli” della città sono anche quelli che spendono di più per il funzionamento di quelle istituzioni che poi restituiscono ai cittadini una città piena di problemi, definita dalle statistiche, appunto, invivibile. Una delle spese iscritte a bilancio riguarda, infatti, il funzionamento degli organi istituzionali, ovvero quelle strutture che garantiscono il funzionamento dell’ente stesso. È importante mantenere il giusto equilibrio tra rappresentatività e un livello di spesa sostenibile.

Queste tematiche sono declinate anche in chiave locale. Secondo l’ultima indagine stilata da Openpolis, Napoli con quasi 80 euro pro capite è la città che spende più di tutte. Seguono Palermo (53,66), Venezia (41,56) e Padova (38,62). I grandi comuni che spendono di meno registrano valori al di sotto dei venti euro pro capite. Si parla di Verona (17,22), Bologna (16,83) e Messina (13,91). Le spese per gli organi istituzionali vengono inserite all’interno del bilancio d’esercizio dei comuni. Sono comprese le uscite per l’ufficio del sindaco, i vari livelli degli organi legislativi comunali, il personale di consulenza, amministrativo e legislativo che viene affidato agli organi istituzionali e le attrezzature materiali di cui dispongono questi uffici.

Vengono inoltre inserite anche tutte le spese relative alle commissioni e ai comitati permanenti per lo sviluppo dell’ente in un’ottica di governance e partenariato. Infine, si comprendono tutte le uscite legate alla comunicazione istituzionale, tra cui i rapporti con gli organi di informazione, alle manifestazioni istituzionali e alle attività di difensore civico. Ovviamente, spese maggiori o minori per gli organi istituzionali non implicano giocoforza una gestione positiva o negativa. E va anche sottolineato come, troppo spesso, i Comuni non inseriscano le spese relative a un determinato ambito nella voce di bilancio a essa specificamente dedicata. È evidente che a costi di funzionamento degli organi istituzionali tanto elevati, sia in valore assoluto che per abitante, non corrisponda un altrettanto alta qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese. Dai trasporti alla gestione rifiuti, dalla manutenzione alla cura dei giardini pubblici, senza dimenticare la gestione del patrimonio pubblico, tutti i principali servizi offerti dal Comune sono scadenti e comportano a residenti, ospiti e imprenditori forti disagi.

E allora la domanda nasce spontanea: l’esborso per il funzionamento degli organi istituzionali di Napoli è sacrosanto? Tutti quei soldi sono spesi bene? È evidente di no. Perché spendere tanto non vuol dire spendere bene. Avere tanti strumenti a disposizione, ma non avere un piano gestionale equivale ad annullare gli sforzi fatti per dotarsi di quegli strumenti. Allontanando la lente di ingrandimento dal capoluogo campano e ampliando l’analisi a tutta la penisola, in media i comuni spendono 35,14 euro pro capite per il funzionamento degli organi istituzionali. Le amministrazioni che mediamente riportano le uscite maggiori sono quelle valdostane (123), altoatesine (64,08) e trentine (60,9). Al contrario, le spese minori sono registrate dai comuni dell’Emilia Romagna (21,16 euro pro capite), della Puglia (20,2) e del Veneto (17,44).

Se si analizzano le città italiane che superano i 200mila abitanti, quella che riporta le spese più rilevanti è Napoli con 77,37 euro pro capite. Seguono Palermo (53,66), Venezia (41,56) e Padova (38,62). I grandi comuni che spendono di meno registrano valori al di sotto dei venti euro pro capite. Si parla di Verona (17,22), Bologna (16,83) e Messina (13,91). I numeri di Napoli e delle altre città si riferiscono alle spese di Palazzo San Giacomo fino all’anno 2020. Oggi c’è un nuovo sindaco e una nuova Giunta, a loro l’invito a fare di meglio della precedente. Invito che siamo certi il nuovo sindaco accetterà.

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Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.