Si va verso l’approvazione del bilancio comunale e tutto induce a ritenere che il sindaco Luigi de Magistris, da tempo senza maggioranza, riuscirà a salvarsi ancora una volta grazie a Forza Italia. Nonostante il coordinatore regionale del partito Domenico De Siano abbia suggerito ai consiglieri comunali di votare no al bilancio, Salvatore Guangi e Armando Coppola potrebbero uscire dall’aula favorendo così l’ok al documento. E allo stesso modo potrebbe comportarsi Domenico Palmieri che non fa parte di Fi, ma è ritenuto vicino al consigliere regionale berlusconiano Stefano Caldoro, apertamente contrario al commissariamento del Comune.

Insomma, la confusione regna sovrana nel principale partito del centrodestra e nell’intera assemblea civica di Napoli. Eppure, per mettere ordine e fare chiarezza, basterebbe staccare la spina al sindaco. Anche perché, al netto dell’evidente fallimento dell’esperienza politico-amministrativa di Dema, le buone ragioni per far sì che Napoli venga presto affidata a un commissario non mancano. Molti, soprattutto nel centrodestra, ritengono inopportuno decretare la conclusione anticipata di una consiliatura destinata in ogni caso a finire nel giro di pochi mesi. È l’alibi di quanti tentano di nascondere la mancanza di una valida proposta politico-amministrativa alternativa a quella di de Magistris e il desiderio di conservare lo scranno nella Sala dei Baroni con tutto ciò che ne consegue in termini di denaro e visibilità.

Ma è l’alibi anche di chi, annichilito dall’esito delle recenti regionali, pensa di fare opposizione al governatore Vincenzo De Luca “per interposta persona”, cioè attraverso de Magistris. Invece, mai come in questa circostanza, il “fattore tempo” dovrebbe far cadere qualsiasi esitazione e incentivare la definitiva spallata al sindaco. I pochi mesi che separano Napoli dalle elezioni, durante i quali le sorti della città sarebbero affidate a un commissario, rappresentano infatti la chance per una “operazione verità” sulle reali condizioni del Comune e per un’analisi approfondita degli ultimi anni di amministrazione.

Il tempo, poi, condanna de Magistris anche sotto altri aspetti. Se il sindaco si fosse impegnato nella lotta a quella che ama definire “pandemia sociale”, l’ok al bilancio sarebbe stato effettivamente un gesto di responsabilità nei confronti di Napoli e dei napoletani. Il primo cittadino, invece, ha perso tempo polemizzando con De Luca e con il Governo e lasciandosi sfuggire l’occasione di ridisegnare la città per il dopo-Covid. Il tempo, dunque, non può rappresentare un alibi per Dema così come per il centrodestra. Fi è dilaniata da una lotta tra bande e divisa sull’appoggio al sindaco, Lega e Fratelli d’Italia sembrano intenzionati a votare no al bilancio. Se questa ferita non dovesse essere ricucita in tempi stretti, il centrodestra non sarebbe più in condizione di presentare una candidatura forte, unitaria e credibile alle prossime comunali.

E, a quel punto, non potrebbe far altro che puntare su un candidato espressione del civismo o comunque frutto di una contrattazione tra partiti a livello nazionale. I risultati sono facilmente immaginabili: sconfitta elettorale, distruzione di un patrimonio politico e culturale, altri cinque anni a vegetare in Consiglio comunale. Ecco perché il centrodestra non può regalare altro tempo a chi il tempo l’ha sprecato: in gioco c’è il futuro di Napoli.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.