Ricordate il “modello Napoli”, quello che il sindaco Luigi de Magistris esibiva con orgoglio? Sapete che fine ha fatto? Finito. Morto. Sepolto. Sotto una valanga prima di critiche, poi di numeri. Il sondaggio pubblicato ieri dal Mattino suona come un De profundis per l’amministrazione arancione e anche per le velleità politiche di Alessandra Clemente che il primo cittadino ha indicato come “sua” candidata alle prossime comunali.

Partiamo dalla qualità della vita a Napoli: il giudizio degli elettori è poco o per nulla positivo nel 63% dei casi. Se si considerano imprenditori, commercianti e lavoratori autonomi, sono addirittura sette su dieci quelli che bocciano la città di de Magistris. Stesso discorso per quanto riguarda l’operato del sindaco nella lotta alla pandemia: il giudizio è negativo nel 69% dei casi. Tra gli ipotetici candidati alla carica di sindaco, infine, la Clemente è conosciuta dal 54% degli intervistati, ma soltanto il 32 si dice disposto ad accordarle fiducia. Numeri impietosi, dunque, che si sommano agli altri fatti registrare nei mesi scorsi: nella classifica dei sindaci più popolari, per esempio, Dema si è classificato al centesimo posto con un calo di 24 punti percentuali.

Che cosa significa tutto ciò? Innanzitutto che il modello di città proposto dalla giunta arancione è miseramente fallito. Se più di sei napoletani su dieci giudicano negativa la qualità della vita a Napoli, è perché il sistema dei trasporti non funziona, il patrimonio immobiliare è gestito in maniera irrazionale, la manutenzione è insufficiente e le periferie sono abbandonate al loro destino. In altre parole, la qualità dei servizi offerti ai residenti e alle imprese è pessima nonostante le imposte locali abbiano raggiunto livelli esorbitanti. Qui non si può fare a meno di ricordare come il Comune di Napoli sia un ente in pre-dissesto finanziario che, durante l’amministrazione de Magistris, ha visto lievitare il disavanzo fino a due miliardi e 613 milioni di euro e il debito complessivo fino a quasi quattro miliardi. E del piano per il miglioramento dei servizi, annunciato a fine agosto da Dema, ovviamente, non c’è ancora traccia.

La gestione ordinaria della città è bocciata, dunque. Ma il sondaggio pubblicato dal Mattino dimostra come il giudizio dei napoletani sia negativo anche per quanto riguarda la strategia con cui de Magistris ha affrontato la pandemia. Durante il primo lockdown, il sindaco si è eclissato. Successivamente non ha saputo fare di meglio che polemizzare col governatore Vincenzo De Luca. Nel frattempo il Covid ha travolto quel fragile modello economico basato su bed and breakfast e case-vacanza, baretti e ristoranti. E, davanti a questo disastro, Dema non è riuscito a proporre un modello di città alternativo e finalmente efficiente.

Il suo collega fiorentino Dario Nardella ha ridisegnato il capoluogo toscano modificando le regole urbanistiche e avviando l’iter per la realizzazione di quattro quartieri tematici in cui, dalla prossima primavera, i servizi essenziali saranno erogati nel rispetto del distanziamento sociale. Beppe Sala, primo cittadino di Milano, ha ingaggiato col governatore Attilio Fontana un duello serrato ma civile, formulando una serie di proposte per una diversa gestione della sanità lombarda. Insomma, Dema è l’emblema di un’amministrazione priva di idee e di strategie: il vuoto pneumatico, ora impietosamente descritto anche dai numeri.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.