«Io non conosco un caso in cui il giudice sia anche persona offesa di quella vicenda», disse Stefano Giaime Guizzi, consigliere di Cassazione e difensore di Luca Palamara. La frase venne pronunciata durante una delle udienze del procedimento davanti alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, in cui il suo assistito era accusato di aver interferito, durante il celebre incontro dell’hotel Champagne la sera dell’8 maggio del 2019, nella scelta del nome del capo della Procura di Roma da parte dell’organo di autogoverno delle toghe.

Palamara era anche accusato di aver voluto screditare, facendo presentare un esposto al collega pm Stefano Rocco Fava, l’allora procuratore Giuseppe Pignatone ed il suo aggiunto Paolo Ielo. La Sezione disciplinare non ascoltò Guizzi e dopo un “turbo processo” durato poco più di un mese, in cui erano stati tagliati quasi tutti i testimoni, decise lo scorso ottobre di espellere l’ex zar delle nomine dall’ordine giudiziario. Il collegio era presieduto dal laico pentastellato Fulvio Gigliotti e vi faceva parte pure Piercamillo Davigo: due componenti della Commissione per gli incarichi direttivi che il 23 maggio del 2019 avevano votato proprio per il nuovo procuratore di Roma. Davigo, in particolare, votò, salvo poi cambiare idea, il candidato “scelto” da Palamara: il procuratore generale di Firenze Marcello Viola. A distanza di circa sei mesi da allora, il gup del Tribunale di Perugia Piercarlo Frabotta ha stabilito invece che il Csm deve considerarsi parte offesa nel processo per corruzione in corso nel capoluogo umbro nei confronti di Palamara. Frabotta ha invitato Palazzo dei Marescialli a provvedere di conseguenza.

La decisione è giunta venerdì mattina (9 aprile) durante l’udienza in cui si doveva decidere se rinviare o meno a giudizio Palamara. Il Palamaragate, dunque, a distanza di quasi due anni non finisce mai di stupire, riservando ogni giorno una sorpresa. Con la decisione del giudice Frabotta, la sentenza disciplinare nei confronti Palamara assume una luce molto particolare. Per fare un parallelo è come se una sentenza nei confronti di uno scippatore fosse stata emessa da chi ne ha subito lo scippo. Alla faccia della terzietà e della serenità di giudizio. «Il vulnus è che non ci sia consigliere del Csm che non si sia espresso pubblicamente su questa vicenda. C’è chi ha paragonato il metodo Palamara al metodo mafioso, chi ha stabilito parallelismo con la P2. Non c’è serenità per affrontare giudizio», aveva aggiunto all’epoca Guizzi, ricordando che i giudici avevano «ritenuto legittimamente che questi dubbi non fossero fondati».
David Ermini, presidente pro tempore del Csm dovrebbe, quindi, costituirsi adesso parte civile nel processo a Perugia e chiedere i danni a Palamara, cioè a colui che è stato, come riportato nel libro Il Sistema, l’artefice della sua nomina. Cosa farà il Csm?

Frabotta ha rinviato l’udienza al prossimo 23 aprile. Entro quella data il Csm dovrà aver votato in Plenum la delibera per Perugia. In caso contrario chi sarebbe la persona offesa della corruzione commessa da Palamara? La vicenda, al netto dei tecnicismi giuridici, è quanto mai pirandelliana, essendo impossibile da mesi distinguere la realtà dalla finzione. Ed è anche la conseguenza della decisione del capo dello Stato Sergio Mattarella di non sciogliere, quando scoppio il Palamaragate, il Csm ed avallare, di fatto, il primo ribaltone della storia del Csm. Un dato certo è che ci si trova di fronte ad un corto circuito senza precedenti. La decisione ultima sull’espulsione di Palamara da parte delle Sezioni unite della Cassazione è attesa all’inizio del prossimo mese di giugno.

La Cassazione è ad un bivio. Annullare il provvedimento del Csm e disporre un nuovo giudizio per Palamara che, nel frattempo, potrebbe anche tornare in servizio alla Procura di Roma. Oppure, avallare la decisione della Sezione disciplinare e prepararsi ad un ricorso di Palamara alla Corte di Strasburgo. Ricorso per il quale serviranno anni. Nel frattempo in molti sperano che la vicenda sarà dimenticata. Non una bella pagina per un Paese che si professa la culla del diritto.