Gli ucraini sanno che soltanto una loro vittoria potrà portare a una pace duratura, e perciò non si arrenderanno, non succederà: possiamo scordarcelo. Lo ha scritto Olga Tokariuk, giornalista ucraina indipendente e non-resident fellow presso Center for European Policy Analysis (Cepa) e tra le voci più autorevoli e citate in questi giorni di massacri e tragedie dopo l’invasione propagandata dal Presidente russo Vladimir Putin come un’“operazione speciale” per “smilitarizzare” e “denazificare” il Paese. “Gli ucraini stanno combattendo così valorosamente perché sanno che questa guerra ha a che fare con la loro esistenza. In un recente sondaggio, secondo il 56% degli intervistati la Russia vuole distruggere completamente il popolo ucraino – e questa opinione è prevalente in ogni regione del Paese”.

Quella di Tokariuk è una risposta alle molteplici voci degli opinionisti occidentali (soprattutto a quelli italiani e tedeschi) che spingono per una resa di Kiev – questo giornale ha ospitato tutte le posizioni nel dibattito: da quelle favorevoli alla resa a quelle favorevoli all’invio di armi agli ucraini. E insiste su un punto: questa guerra non è solo una guerra tra Russia e Ucraina, ma “tra tirannia e democrazia, passato e futuro, arretratezza e sviluppo, crudeltà e umanità”. Tokariuk sostiene che “Putin e i suoi accoliti” vogliono distruggere l’Ucraina in una maniera o nell’altra e che i governi occidentali dovrebbero soltanto sostenere la Resistenza con nuove sanzioni e più armi.

“Gli ucraini non possono arrendersi perché ciò significherebbe la fine della loro indipendenza – scrive la giornalista – . L‘invasione della Russia ha segnato un cambiamento fondamentale nell’ordine di sicurezza globale. Il mondo del dopo Guerra Fredda ora non esiste più, nonostante i disperati tentativi di alcuni di pretendere che sia possibile un ritorno a una sorta di normale attività. Gli ucraini non possono arrendersi perché sanno fin troppo bene cosa è successo dopo che la Russia ha occupato i territori del Donbass dopo l’invasione del 2014, quando cittadini filo-ucraini sono stati giustiziati, tenuti in prigioni segrete, torturati e violentati. Ciò accadrà di nuovo su vasta scala, se alla Russia sarà permesso di prendere più terra”. Tokariuk cita le zone occupate nell’avanzata: dove sono stati rapiti sindaci, giornalisti e attivisti; a Mariupol, secondo le autorità di Kiev, circa 400 persone tra pazienti e personale medico sono state prese in ostaggio.

Gli ucraini, insomma, hanno imparato la lezione. E da tempo: da quando Stalin affamò fino alla fame tre milioni di ucraini nella carestia definita “Holodomor”, con gli scienziati e scrittori e artisti spediti nei gulag. Questa guerra, osserva Tokariuk, ricorda l’Holodomor. Gli ucraini stanno combattendo per difendere non solo la libertà ottenuta trent’anni fa, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma anche per i valori dell’Occidente: minacciato dalla propaganda che “sulle televisioni di stato dichiara apertamente che l’Ucraina è solo un passo intermedio del percorso per assicurare ‘la sicurezza strategica della Federazione russa’”. L’Ucraina dovrebbe vincere, chiosa Tokariuk, “nell’interesse di tutto ciò che di buono esiste al mondo, per il bene dell’Europa l’Ucraina dovrebbe vincere, deve vincere, ma il mondo deve aiutarla”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.