«La riforma del processo penale voluta dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia segna un importante cambio di passo di cui non si può non tenere conto», afferma Alessio Lanzi, professore di diritto penale all’Università “Bicocca” di Milano e membro del Consiglio superiore della magistratura eletto in quota Forza Italia. La Sesta Commissione del Csm, preposta alla redazione di “pareri” sulle leggi in materia di giustizia, ha bocciato questa settimana la riforma Cartabia del processo penale nella parte riguardante l’improcedibilità con quattro voti contrari e due astenuti. Il parere dovrà essere votato in Plenum e poi trasmesso alla ministra Cartabia.

Professor Lanzi, nel mirino del Csm è finita dunque l’improcedibilità. Cosa pensa?
Premesso che tutto è perfettibile, la riforma Cartabia spazza via quella precedente voluta dall’allora ministro Alfonso Bonafede e che prevedeva il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione.

Nel parere sono utilizzate espressioni molto dure…
Ci sono valutazioni che sostanzialmente riprendono quanto affermato da alcuni magistrati in questi giorni e che mi lasciano perplesso.

Toni da apocalisse?
Anche.

Lei non ha condiviso questa bocciatura?
Ho deciso di astenermi.

E perché allora non ha votato contro?
Guardi, il motivo è semplice: ho presentato un testo sostitutivo che verrà sottoposto, insieme a questo parere negativo, alla discussione in Plenum.

Una discussione che si preannuncia infuocata?
Sicuramente.

Cosa dirà per cercare di convincere i suoi colleghi circa la bontà delle sue tesi?
La Costituzione prevede la ragionevole durata del processo. Le modifiche volute dall’allora ministro Bonafede aprivano la strada al processo “eterno”. Io credo che non si possa tenere una persona imputata per tutta la vita. È necessario mettere un termine alla durata del processo.

E a chi dice che due anni per celebrare un processo d’appello sono pochi?
Ci sono situazioni molto differenti fra le Corti d’Appello. A Napoli ci vogliono quasi quattro anni. A Milano, invece, questi tempi sono già rispettati.

Lo stop alla prescrizione è da sempre un cavallo di battaglia dei pentastellati. Non è un caso, forse, che il presidente della Sesta Commissione sia il professore Fulvio Gigliotti, voluto dal M5s?
Noi siamo tecnici. Certo, ognuno poi ha il proprio bagaglio culturale.

Pensa che si possa tornare indietro su questa riforma?
Non credo, mi pare evidente. Il governo, poi, sembra intenzionato a porre la fiducia in Parlamento.