I magistrati antimafia fanno ‘da sponda’ al Movimento 5 Stelle nel bombardamento contro la riforma della giustizia del Guardasigilli Marta Cartabia. L’assist ai grillini e al loro neo leader, l’ex premier Giuseppe Conte, arriva durante le audizioni in commissione Giustizia della Camera da parte di Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo, e di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro.

Gratteri parla addirittura di “grande allarme sociale che riguarda la sicurezza” in merito alla riforma Cartabia, sottolineando che “il 50 per cento dei processi” finiranno sotto la scure della improcedibilità con la riforma della prescrizione. Timori avanzati anche per i “sette maxiprocessi” contro la ‘ndrangheta che si stanno celebrando nel distretto di Catanzaro, che “saranno dichiarati tutti improcedibili in appello“.

A dargli manforte Cafiero De Raho, che in merito all’improcedibilità spiega che provocherà “il comportamento dilatorio dell’imputato che, conoscendo le difficoltà per celebrare i processi, cercherà di attuare le migliori pratiche dilatorie. Non farebbe più istanze per i riti alternativi perché sarebbe più conveniente aspettare che i processi vadano verso  l’improcedibilità”.

Il procuratore nazionale Antimafia evoca pericoli per la democrazia: “Ci saranno conseguenze sulla democrazia, perché tanti processi improcedibili minano la sicurezza del nostro Paese”.

Le parole di Cafiero De Raho e Gratteri sono un assist al Movimento 5 Stelle, che forte delle loro parole ha presentato ben 916 emendamenti in Commissione Giustizia della Camera. La riforma Cartabia “ deve essere modificata”, chiedono deputati e deputati pentastellati in commissione Giustizia. “Tra tutte le critiche espresse da Gratteri – scrivono in una nota i grillini – quelle che più preoccupano, poiché prefigurano scenari inquietanti, sono relative alle conseguenze concrete: ‘convenienza a delinquere’ e ‘diminuzione del livello di sicurezza per la Nazione'”.  “Il procuratore capo di Catanzaro – proseguono i parlamentari pentastellati – ha parlato anche di un abbassamento della qualità del lavoro dei magistrati causato dalla fissazione di una ‘tagliola’ con termini troppo rapidi. Gratteri ha correttamente preannunciato un ‘aumento smisurato di appelli e ricorsi in Cassazione’ perché ‘con questa riforma a tutti, nessuno escluso, conviene presentare appello e poi ricorso in Cassazione non foss’altro per dare più lavoro ed ingolfare maggiormente la macchina della giustizia’. Si tratta di considerazioni che devono indurre tutti a rivedere e modificare nel profondo la riforma, soprattutto con riguardo a prescrizione e improcedibilità. Ne va del futuro del Paese” concludono.

Allarmismo ingiustificato secondo Enrico Costa, deputato di Azione che più di tutti si è battuto per una riforma in chiave garantista della giustizia. Secondo Costa infatti “non è vero” quanto detto da Gratteri sui rischi di improcedibilità dei processi per ‘ndrangheta. La riforma “si applica a fatti successivi al 1 gennaio 2020 ed i processi riguardano fatti precedenti. Ma se lo dice un Pm è oro colato”, sottolinea Costa. 

Anche il ministro Cartabia da Napoli, dove oggi ha incontrato i capi degli uffici giudiziaria della Corte di Appello partenopeo, ha difeso il testo approvato in Consiglio dei ministri: “Le forze politiche spingono in direzioni diametralmente opposte, ma questa riforma deve essere fatta perché lo status quo non può rimanere tale”.

“So molto bene che i termini che sono stati indicati sono esigenti per queste realtà, – ha aggiunto Cartabia – perché partiamo da un ritardo enorme, ma non sono termini inventati, sono quelli che il nostro ordinamento e l’Europa definisce come termini della ragionevole durata del processo, che è un principio costituzionale”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.