La riforma della giustizia ‘partorita’ dalla ministra Marta Cartabia? “Getterà al macero migliaia di processi” da un lato, mentre dall’altro “si accentua la tendenza alla trasformazione delle corti in ‘sentenzifici’, che badano solo ai numeri, con buona pace della qualità delle decisioni”.

Parola di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro che si lascia intervistare dal ‘sodale’ Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano per bombardare la riforma votata giovedì scorso nel Consiglio dei ministri. Secondo il magistrato antimafia, punto di riferimento per quell’universo forcaiolo che ha nel Movimento 5 Stelle il suo braccio politico in Parlamento, con la riforma Cartabia il sistema giustizia “non solo è destinato ad andare in tilt, ma in questo modo non viene assicurata alcuna ‘giustizia’. Stabilire che la prescrizione si interrompe dopo la sentenza di primo grado, ma al contempo imporre termini ‘tagliola’ per il processo di appello e per quello successivo di Cassazione, senza intervenire sui sistemi di ammissibilità degli appelli o dei ricorsi per Cassazione, significa solo preoccuparsi di ‘smaltire carte’, non di assicurare una decisione giusta”.

Per Gratteri “era sicuramente meglio la riforma Bonafede”, condividendo l’opinione di un altro punto di riferimento di 5 Stelle e Fatto Quotidiano, Piercamillo Davigo, secondo cui l’improcedibilità è un’amnistia mascherata, aggiungendo che “questa ‘tagliola’ colpirà anche processi delicatissimi, come omicidi colposi e violenze sessuali”.

Quindi Gratteri attacca “la politica”, che “non può pensare di abbreviare i processi con la tagliola dei termini di due anni in appello o un anno in Cassazione, che con questo sistema si sa già in anticipo che non potrà mai essere rispettati. Per avere processi più rapidi occorrono prima di tutto uomini (magistrati, personale amministrativo e di polizia giudiziaria) e mezzi adeguati rispetto a una mole di affari giudiziari elefantiaca. E poi si deve intervenire a monte, non a valle. Rendere più snelle le procedure è possibile, ma bisogna partire dal basso: limitare le ipotesi di appello, rendere inammissibili le impugnazioni vistosamente pretestuose (e sono molte); ridurre i ricorsi in Cassazione solo ai casi che riguardano la legittimità. E ancora: limitare gli incarichi ‘fuori ruolo’ solo a quegli Uffici dov’è veramente necessaria la presenza di magistrati; e rivedere la geografia degli uffici giudiziari”.

Per Gratteri insomma ci sarebbero tanti interventi, ma diversi da quelli scelti dalla Cartabia, per andare in direzione “di una effettiva riduzione dei tempi, se davvero questo fosse l’obiettivo dei ‘riformatori’. Ma, con questa ‘riforma’ – conclude il magistrato – è un’utopia”.

Redazione