L’Affaire Griveaux getta una pessima luce moralistica sull’Esagono. Da Parigi alla Francia tutta, forse. Sulle macerie del Parti socialiste un tempo egemone nella sua rue de Solfèrino, abbiamo visto sorgere la piccola sagoma di Emmanuel Macron, ircocervo politico post-post-gollista. Ora l’affare si ingrossa con lo spettro di un video privato, assai privato, intimo, impudico, girato online, “dono” d’amore che il candidato sindaco, creatura proprio del vivaio macroniano, aspirante alla guida della capitale, sfidante della socialista Anne Hidalgo, Benjamin Griveaux, sposato con tre figli di 7 anni, 5 anni, e otto mesi, ha nottetempo inviato da certo spasimante, “missive”, come dire, post-pneumatiche, sì, che François Truffaut avrebbe ben saputo rendere anche questo racconto epistolare virtuale sullo schermo, come già aveva fatto in “Baisiers volés”, “Baci rubati”.

In presenza dello “scandalo” dei video divenuti pubblici, Griveaux si è visto condannato da se stesso a biffare ogni possibile aspirazione elettorale, il filmato d’annuncio del suo stop mostra altro genere di contrizione. Nelle immagini inviate alla sua corrispondente erotica su WhatsApp, il candidato di République En Marche, sia detto con parole semplici, era invece lì a masturbarsi con estatico vigore sentimentale. «Ho deciso di ritirare la mia candidatura all’elezione municipale parigina», annuncia l’uomo, sconfitto dalla sua imprudenza, in un incontro pubblico convocato dopo che il video è stato diffuso dalla BFM-Paris. «Ho ricevuto attacchi ignobili. Non intendo esporre ulteriormente, me e la mia famiglia, quando tutti i colpi sono ormai permessi, qui ci si spinge oltre. È una decisione che mi costa, ma le mie priorità sono chiare, prima la mia famiglia».

Anche per Macron, sia detto, assodato che il Presidente aveva puntato molto su Griveaux, indicato al terzo posto nei sondaggi (su di lui pesavano già infatti gli attacchi recenti ricevuti dai “gilets jaunes” contro un candidato ex socialista ed ex collaboratore di Strauss-Khan, maestro di altrettanta rapace nonchalance sessuale; Dominique “rattuso” globale, direbbero prosaicamente a Napoli) ora con il suo ritiro la conquista di Parigi si mostra ripida. Compreso l’approdo all’Hotel De Ville, imperiale sede del Municipio di Parigi, dinanzi al quale Robert Doisneau ebbe modo di scattare il più celebre bacio della storia fotografica, in un dopoguerra eroticamente infine felice esistenzialisticamente di se stesso, quasi un manifesto di liberazione, ciò che i surrealisti chiamano “istinti desideranti”, compreso, estremizzando, la scelta di inviare in dono tutto di se stessi, i fiotti del proprio piacere.

Riaffiora in mente una vignetta di Wolinski dedicata a trascorse disfide elettorali, dove il candidato, piazzandosi davanti a una fanciulla in fiore nuda, così da coprirne il “delta di Venere”, come direbbe Anaïs Nin, promette di scansarsi qualora dovesse essere eletto; così per chiarire che la Francia mai ha mostrato ossequio al moralismo sessuofobico, ne ha sempre riso, non ha mai criminalizzato il sesso. Si chiama Alexandra de Taddeo, studentessa ventinovenne francese, la destinataria della nostra storia erotico-epistolare, è a lei che, nel maggio 2018, Griveaux invia i video personali poi diffusi su internet da Piotr Pavlenskij, l’artista anarchico russo rifugiato a Parigi, sempre da questi riversati nel sito “pornopolitique.com” con scarne parole d’accompagnamento: «Denuncio l’ipocrisia di un candidato che fa campagna elettorale difendendo i valori della famiglia ma in realtà manda video di masturbazione a un’altra donna».

Fulvio Abbate è nato nel 1956 e vive a Roma. Scrittore, tra i suoi romanzi “Zero maggio a Palermo” (1990), “Oggi è un secolo” (1992), “Dopo l’estate” (1995), “La peste bis” (1997), “Teledurruti” (2002), “Quando è la rivoluzione” (2008), “Intanto anche dicembre è passato” (2013), "La peste nuova" (2020). E ancora, tra l'altro, ha pubblicato, “Il ministro anarchico” (2004), “Sul conformismo di sinistra” (2005), “Pasolini raccontato a tutti” (2014), “Roma vista controvento” (2015), “LOve. Discorso generale sull'amore” (2018), "I promessi sposini" (2019). Nel 2013 ha ricevuto il Premio della satira politica di Forte dei Marmi. Teledurruti è il suo canale su YouTube.