Sopire. Senza troncare. Abbassare i toni della politica così che si possano, anche, calmare gli animi delle piazze. Anche perché la politica ha sbagliato molto nelle ultime 72 ore. E ha perso l’ennesima occasione per dare esempio di equilibrio, lucidità e buon senso. Ieri la parola d’ordine, ad ogni livello di governo, è stata “valutare”, “prendere tempo”, evitare nuove occasioni di scontro. Continua a farlo il presidente Draghi: dopo l’abbraccio, non scontato ed emozionante lunedì mattina con il segretario della Cgil Maurizio Landini nella sede devastata della Cgil per dire qual è la parte giusta dove stare, ieri il premier si è concentrato sulla riunione del G20 per l’Afghanistan.

La situazione è “drammatica” e se i paesi del G20 sono stati in qualche modo accusati di aver provocato questo disastro è bene che «questi paesi dimostrino di aver a cuore la situazione e di voler intervenire secondo uno schema di lavoro multilaterale». La diplomazia ha tempi lunghi. Ma eventuali rigurgiti di terrorismo si combattono anche così, facendosi carico delle responsabilità. Nonostante la parentesi internazionale, sono i dossier interni che hanno impegnato il premier in varie riunioni e colloqui di giornata. Sullo scioglimento di Forza Nuova in quanto formazione politica che si ispira al fascismo nonostante il divieto ferreo della Costituzione, Draghi ha detto: “Stiamo riflettendo”. Chi si aspettava decisioni immediate, pronti-via, dovrà avere un po’ di pazienza. Gli entusiasmi delle prime ore – domenica sera lo scioglimento del partito era la priorità del Pd – hanno fatto i conti con alcuni suggerimenti: il rischio della vittimizzazione e quindi di fare pubblicità ad una realtà che alle elezioni raccatta percentuali tra lo 0,2 e lo 0,4%; la certezza che sciolta una sigla ne nascerebbe subito un’altra magari anche più forte; la certezza di esasperare ancora di più il clima politico.

Chiariamo bene: lo scioglimento è e resta all’ordine del giorno del governo. Ma non oggi, neppure in questa settimana. «La questione è all’attenzione nostra e dei magistrati che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni. Stiamo riflettendo» ha spiegato il premier. Quale che sarà, quindi, non sarà una decisione politica ma un atto conseguente alle decisioni della magistratura. Non si tratta di aspettare sentenze ma di capire se sarà o meno contestata l’aggravante del terrorismo o dell’eversione (per ora le ipotesi di reato sono istigazione a delinquere, devastazione e saccheggio). Il dossier che l’antiterrorismo di polizia e carabinieri ha fornito al governo non lascia comunque dubbi e dimostra che sono ormai parecchie le sentenze, anche di Cassazione, che certificano “la natura eversiva” e la “vicinanza genetica col fascismo”. Giusto ieri è stata chiusa un’indagine sulla sezione di Forza Nuova a Torino ed è stata contestata l’apologia di fascismo. Tra gli indagati anche Stefano Saija che ha firmato il documento con cui domenica sera lui e altri tre militanti (Provenzale, Castellini e Cirillo) hanno annunciato «il salto di qualità nella lotta di popolo contro il green pass». Saija e gli altri sono indagati anche a Roma nel filone di indagini che l’altra sera ha portato all’oscuramento del sito di Forza Nuova. Insomma, gli elementi per sciogliere Forza sono plurimi, univoci e concordanti e crescono di ora in ora. Il governo sta “valutando”. Ci arriverà, è sicuro, ma non è questo il momento. Con buona pace dei parlamentari Pd, Leu e 5 Stelle che hanno presentato in Parlamento la mozione per chiedere lo scioglimento del partito.

La prima reazione della politica ai gravissimi fatti di sabato quando squadre di no pass guidate dai militanti di Forza Nuova hanno tentato l’assalto al Parlamento (fallito) e devastato la sede della Cgil è stata di organizzare presidi davanti alle sedi di tutta Italia. Subito dopo quella di scatenare la guerra delle mozioni parlamentari. Quella del centrosinistra sarà discussa il 20 ottobre. Il destra-centro ne ha proposta un’altra: per sciogliere tutte le formazioni estremiste. Chi aderisce a quale? Giochetti. Se l’obiettivo del Pd era spaccare il destra-centro, ha ottenuto invece l’effetto di rinsaldare la squadra uscita già malconcia dalle amministrative. E che adesso teme che tutto questo clamore possa condizionare e molto anche i ballottaggi. Così ieri dopo giornate in cui ha infilato una sequenza di errori, Giorgia Meloni ha pronunciato le parole giuste: quello di sabato alla Cgil è stato “squadrismo fascista” (lì per lì aveva detto di “non capirne la matrice”) così come i disordini a Milano hanno avuto “matrice anarchica”. Per quello che riguarda Forza Nuova, poi, se il governo la vuole sciogliere, «lo può fare e faccia pure. Non sono certo amici miei. Mi chiedo però: se ne sono accorti adesso che lì c’è un problema?». Ieri sera in tv ospite di “Fuori dal coro” è arrivato anche l’atteso outing: «Sono fieramente di destra anche se distante da regime fascista». Non è «il fascismo è il male assoluto» pronunciato da Fini, ma ci siamo quasi.

Se la politica smette di litigare e accapigliarsi, le cose si posano e acquistano un valore diverso. Diventa chiaro quali sono i veri problemi. L’antiterrosimo invia note preoccupate sulla tenuta dell’ordine pubblico e della piazza nei prossimi giorni con l’entrata in vigore del green pass nei posti di lavoro. Si segnala con preoccupazione «la trasversalità dei partecipanti alle manifestazioni più o meno autorizzate». Destra, sinistra, apolitici e apartiti, una rabbia sociale che potrebbe saldarsi con quella dei lavoratori. Anche questo era stato detto e scritto nelle varie informative dell’intelligence. Ecco allora che diventa fondamentale sopire e non troncare. Ieri il Viminale ha fatto pervenire a Landini la richiesta di valutare se andare veramente in piazza sabato 16 “per la libertà e in difesa dei lavoratori e dei sindacati”. Una manifestazione più che legittima e sacrosanta ma che stretta tra l’entrata in vigore del green pass e i ballottaggi, rischia di essere esplosiva.

Sempre nell’ottica di sopire, va letta la circolare del Viminale che autorizza i tamponi gratuiti per i lavoratori del porto di Trieste che hanno minacciato di bloccare l’attività del porto. Solo che i portuali – non certo affiliati di Forza Nuova – chiedono il ritiro del Green Pass. Ci si chiede come sia possibile ridursi così in un paese dove l’80 per cento delle persone è già vaccinata. Una cosa è certa: mescolare tutto questo può diventare pericoloso. E allora, oltre a sopire, sarebbe necessario anche dividere e distinguere.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.