Ha aspettato che la squadra di governo fosse al completo. E mentre i 39 sottosegretari ieri mattina entravano a palazzo Chigi per il giuramento, Letizia Moratti, vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia, ha fatto quello che era nell’aria da tempo: si è dimessa. La motivazione ufficiale è “il venir meno del rapporto di fiducia” con il presidente della Lombardia Attilio Fontana. La motivazione reale è quella che lei stessa è venuta a spiegare al leader della Lega Matteo Salvini una settimana fa: «Sono io il candidato per la guida della Regione. O fai fare un passo indietro a Fontana (il candidato di Salvini, ndr) o io lascio e vado da sola, con una mia lista».

L’ex sindaco di Milano è molto amata, nel capoluogo – fu lei a portare Expo – e in tutta la regione perché è innegabile che da quando ha preso in carico la sanità in Lombardia, in pieno marasma vaccinazioni Covid (gennaio 2021), la gestione del virus è diventata ordinata ed efficace. Tra i motivi delle dimissioni c’è anche la totale presa di distanza dell’atteggiamento del governo Meloni rispetto al virus e alle misure per contrastarlo. «La mia – ha spiegato – è una scelta di chiarezza anche in considerazione dei provvedimenti contraddittori assunti in materia di lotta alla pandemia. Prendo atto positivamente che alla fine sia rimasto l’obbligo delle mascherine in ospedali e Rsa. Registro però con preoccupazione la scelta di anticipare il reintegro dei medici e degli altri professionisti della sanità non vaccinati, il condono sulle multe ai no vax e la diversa sensibilità sull’importanza dei vaccini».

Una presa di posizione durissima rispetto al presidente del Consiglio che ha invece bollato come “scelte ideologiche”, quindi non basate su dati scientifici, la gestione sanitaria e pandemica dell’ex ministro Speranza. La “bomba” Moratti – che di bomba politica si tratta – impatta sulla coalizione di destra-centro. Anche sul centrosinistra e solletica il Terzo Polo. Ma come svilupperà il dossier regionali Lombardia, lista Moratti e con quali alleanze, è tema dei prossimi mesi visto che si voterà in primavera. Quello che conta oggi è il maremoto che questa notizia porta nel destra-centro e sul primo vero giorno del governo Meloni. Nel primo caso i problemi più seri li ha Salvini visto che Fontana è il suo candidato ed è evidente che Moratti – se dovesse uscire dall’ambito della coalizione – porterà via voti al centrodestra. Complica la cose a Forza Italia: Moratti è sempre stata in ambito azzurro, in Lombardia il partito del Cavaliere è arrivato al 7,9 (la media nazionale), distaccato 5-6 lunghezze dalla Lega con Fratelli d’Italia al 26%.

C’è il rischio che sia proprio Forza Italia il partito destinato a soffrire di più per la nascita di una lista Moratti. Al posto di Moratti è stato nominato Guido Bertolaso: Berlusconi lo avrebbe voluto ministro alla Salute, uno dei tanti rospi che gli è toccato ingoiare, e ieri ha augurato via social “buon lavoro” a questo “generoso e competente servitore dello Stato”. Non ci sono reazioni da parte del presidente del Consiglio che ha ben altre rogne di cui doversi occupare. Una cosa è certa: se gli accordi di coalizione hanno stabilito che la Lombardia sia in carico a Lega e Forza Italia, è bene che decidano per un candidato vincente e non dimezzato in partenza come potrebbe essere Fontana. Il caso Moratti è il segnale, forse il più evidente, che la parte veramente liberal del partito di Berlusconi non si riconosce più in un’alleanza al traino delle istanze identitarie, con ampie pennellate di giustizialismo e no vax, di Fratelli d’Italia.

Meloni, piuttosto – che ha senso di prospettiva nell’analisi dei problemi – sa perfettamente che anche Moratti può diventare un granello di sabbia nel delicato equilibrio dell’alleanza. Anche perché in questi primi giorni di “granelli” ne sono comparsi tanti. E ora che tutti hanno giurato e l’incarico di governo non è più a rischio, i distinguo diventano pane quotidiano. Se Salvini continua nel suo gioco al rilancio convinto o sperando che Meloni gli vada dietro – tetto al contante, navi ong, migranti, cancellazione di tutte le misure antiCovidForza Italia e i centristi cominciano a prendere meglio le misure. Rammaricati per essere stati “trattati male” – solo 8 tra sottosegretari e viceministri contro gli 11 della Lega e i 19 di Fdi – , infastiditi e stupiti per questa sensazione di essere quasi “sopportati”, hanno alzato la voce su obbligo di mascherine in ospedali e case di cura (e hanno vinto, aiutati anche dalla moral suasion del Quirinale), contro il rientro in corsia dei medici no vax, contro il decreto sui rave party e persino sul rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabia. Durante il Consiglio dei ministri il primo ad avanzare dubbi è stato il vicepremier Tajani (“così rischiamo di intercettare i ragazzini”).

Le polemiche di queste ore lasciano immaginare che il nuovo reato 434 bis sarà profondamente rivisto una volta in Parlamento per la conversione. «A cominciare dalla pena – ha chiarito il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto che Berlusconi è riuscito a blindare al fianco di Nordio in via Arenula – per evitare il rischio di intercettare i ragazzini la pena dovrà essere sotto i cinque anni. Forza Italia sarà garante che non ci siano penalizzazioni rispetto alla libera manifestazione del dissenso”. Anche il rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabianon era una necessità ed è chiaro che non dovremo in alcun modo correre il rischio di non incassare la rata del Pnrr (vincolata, tra le altre cose, anche alla riforma della giustizia e del processo penale, ndr)”.

Ancora più chiaro è stato il centrista Maurizio Lupi: «Questi raduni musicali, come tutti hanno sempre detto dai tempi di Viterbo (agosto 2021, ndr) sono vergognosi e mettono a rischio l’incolumità personale e pubblica oltre che violare e danneggiare la proprietà privata. Ma non c’è alcun pericolo nel nostro Paese di limitare la libertà di manifestazione e di dissenso». Quindi, “se la norma è scritta male sarà corretta”. Anche l’intervista e le rassicurazioni del ministro dell’Interno, che quella norma ha scritto, non sono bastate a fugare i rischi che un domani il 434 bis possa essere applicato ad occupazioni studentesche o di fabbriche o di altro. La sua costituzionalità è stata messa in forse, parola dopo parola. L’Italia ha bisogno di una norma che contrasti i rave perché è l’unico Paese ad esserne sprovvisto, tanto da diventare la meta preferita di organizzatori anche stranieri? Si proceda, ma non in questo modo.

Insomma, una figuraccia. Nel metodo e nel merito. Un errore figlio della fretta e della voglia di “fare subito qualcosa di destra”, dare un segnale. Giorgia Meloni non ci sta. Sommersa da critiche e distinguo anche dal suo interno, in serata reagisce con una nota che “rivendica” la misura di cui va “fiera” perché “l’Italia non sarà più maglia nera in tema di sicurezza”. Bolla come “strumentali le polemiche sul diritto a manifestare” e assicura che “non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso”. Ma poi si tradisce, e smentisce quanto sostenuto dal suo ministro degli Interni. «Le strumentalizzazioni sul diritto a manifestare lasciano il tempo che trovano, ma vorrei rassicurare tutti i cittadini – qualora ce ne fosse bisogno che non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso. A negarlo in passato, semmai, sono stati proprio coloro i quali oggi attaccano i provvedimenti del nostro Esecutivo, difendendo di fatto chi invade terreni ed edifici altrui».

“Difendere chi invade edifici altrui “, è un concetto che riporta immediatamente alle case occupate. Tant’è che il deputato di FdI, Mollicone, esplicita il piano in giornata in modo piuttosto spiccio esplicito: «Questa norma può essere applicata giustamente ai palazzi pubblici e privati occupati. Mi riferisco anche agli edifici occupati che la sinistra di Gualtieri tutela a Roma, la capitale d’Italia. All’Esquilino c’è lo Spin Time Labs dove facevano le feste di Capodanno per lucro senza misure di sicurezza. Digitate su Internet e la trovate. È un palazzo pubblico occupato da anni abusivamente dove si affittano i posti letto e dove fanno lucro».

È chiaro però che la norma sarà cambiata. «Lo ammette anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio – sottolinea il professor Ceccanti (Pd) – si sono sbagliati ma per fortuna il Parlamento lo correggerà». Alla fine potrebbe essere assai più logico intervenire e potenziare un reato già previsto dal nostro codice (il 433) ma che finora non ha impedito i rave party. La premier nella cerimonia del giuramento ha scherzato sulla durata del suo esecutivo: “Un governo che dura… se dura ovviamente”. Brillante come sempre Vittorio Sgarbi, il neo sottosegretario ai Beni culturali.

Il quadro che meglio rappresenta la situazione? «Direi quello di Carra esposto in galleria a Milano, dà proprio il senso della rissa e del tumulto, inquietante e prefigurante in questo clima di rave e contestazioni». Sgarbi “boccia” l’idea del ministro Sangiuliano di fare una mostra sul futurismo. «Bella idea ma gli ho spiegato che c’è già, è bellissima ed è a Padova». Rassicura anche su altro: «Il colpo d’occhio mi fa dire che sono il più a sinistra in questa squadra. Contate pure su di me».

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Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.