Siria, 11 milioni di sfollati, 384mila morti, in grande maggioranza civili, in una guerra per procura entrata nel decimo anno. Siria, l’inferno in terra ai tempi del Coronavirus. Il governo della Siria ha confermato il quinto caso di contagio da coronavirus sul territorio del paese sotto il proprio controllo. Secondo il ministero della Salute, il quinto paziente affetto da coronavirus è giunto dall’estero ed è stato posto immediatamente in quarantena. Il quadro è catastrofico. Secondo un recente report dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità), le capacità della Siria di far fronte all’emergenza Covid-19 sono fortemente ridotte a causa del conflitto ancora in corso, solo il 50% degli ospedali funziona regolarmente e il personale medico deve far fronte alla carenza di medicinali e macchinari necessari per la cura del virus.

Ma se la situazione nella parte del Paese controllata dal presidente Bashar al-Assad risulta critica, nei campi profughi o nel Nord-Est della Siria la diffusione del Covid-19 desta ancora più preoccupazione. Come spiega ad Altreconomia Ofe, volontaria della Mezzaluna rossa curda e rifugiata del campo profughi di Shehba, nel Nord-Ovest del Paese non ci sono i mezzi per rispondere a una possibile emergenza da Coronavirus. «Non abbiamo mascherine o prodotti sanitari di base, non ci sono laboratori in cui analizzare i tamponi, né centri specializzati in cui isolare i pazienti che potrebbero risultare positivi. Sono state prese alcune misure precauzionali, ma non sono sufficienti. Il campo è sovraffollato per cui anche solo imporre delle distanze di sicurezza è impossibile».

Dal dicembre scorso al marzo di quest’anno circa un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e a trovare rifugio nei campi profughi del Nord-Ovest a causa degli scontri tra le forze governative -supportate da Russia e Iran- e le milizie filo-turche per il controllo di Idlib. «Gli aiuti umanitari non riescono a raggiungerci. Siamo abbandonati a noi stessi». La catastrofe diventerebbe sterminio se il virus arrivasse nella disastrata provincia di Idlib, dove 3 milioni di persone soffrono la fame, un milione di loro vive all’addiaccio, come è noto da quando alcuni sono morti assiderati. Con cibo razionato e nessuna misura sanitaria possibile sarebbe una condanna a morte collettiva, visto che le difese immunitarie in quelle condizioni sono certamente bassissime.

«In Siria, a Idlib, dove quasi 1 milione di persone sono state costrette a sfollare in condizioni inumane in campi cresciuti a dismisura, l’autoisolamento sarebbe praticamente impossibile nel caso di un contagio da Coronavirus, con conseguenze potenzialmente devastanti per famiglie che vivono il decimo anno del conflitto siriano», avverte Save the Children. Non basta. «Ancora una volta la fornitura di acqua dalla stazione idrica Allouk nel nord-est della Siria è stata interrotta. Si tratta dell’ultimo di una serie di interruzioni nel pompaggio delle ultime settimane.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.