Il Consiglio comunale di Napoli ha scritto l’ ennesima, bruttissima pagina per la città. Partiamo da un dato inconfutabile: il consesso civico non riesce a svolgersi per mancanza del numero legale, è già accaduto un’infinità di volte. Il sindaco Luigi de Magistris è, ormai da due anni, privo di maggioranza e la Giunta non riesce a far approvare i provvedimenti proposti. Una paralisi politico-amministrativa totale che penalizza e umilia la città, già segnata dall’emergenza-Covid, e la condanna a un’insostenibile agonia. Del tutto evidente come tali calcoli risultino totalmente estranei agli interessi ed al destino della città. I Cinque Stelle si dichiarano da sempre all’opposizione, tale è anche la posizione di Italia Viva, rappresentata da tre consiglieri. Ricordo che de Magistris è stato protagonista di polemiche, anche scurrili verso il leader di tale movimento Matteo Renzi, quando questi era premier.

Il gruppo “La Città”, rappresentato sempre da tre consiglieri guidati da Diego Venanzoni, si dichiara fieramente alternativo al sindaco. Ebbene, nonostante l’opposizione all’amministrazione in carica conti ormai 22 consiglieri, non riesce a trovare la sintesi e l’unità indispensabili per porre fine alla travagliatissima e oramai inconcludente parabola del sindaco arancione. Esaminiamo con ordine le posizioni dei diversi gruppi consiliari che potevano, firmando il documento di contestuali dimissioni, decretare la decadenza del sindaco e che si sono invece sono sottratti. I Cinque Stelle firmarono già alcuni mesi fa l’atto di sfiducia a de Magistris. Che cosa è cambiato da allora? Nulla, le difficoltà nell’azione amministrativa si sono al contrario drammaticamente amplificate, tanto che lo riconoscono gli stessi rappresentanti grillini al Comune. Ancor più paradossale e incomprensibile il dietrofront del neonato gruppo “La Città”, composto dal citato Venanzoni e dalle consigliere Giova e Quaglietta, che hanno lasciato il Partito democratico perché “troppo tenero e acquiescente” verso de Magistris. Ebbene, i democrat assumono l’iniziativa, attraverso il documento di dimissioni, di sfiduciare il primo cittadino e Venanzoni and company che cosa fanno? Si sfilano. Stupefacente, davvero. La scelta di Italia Viva appare altrettanto illogica. Ormai critica e distante dall’amministrazione, evita la scelta delle dimissioni consentendole di continuare a galleggiare.

L’impressione che si ricava è quella di un ceto politico interessato al piccolo cabotaggio, alla conservazione dello scranno in Consiglio e all’esigenza, per quanti sono interessati alla candidatura alle regionali, di poterla gestire da Via Verdi o di assicurarsi un paracadute alle prossime elezioni comunali. Ciò che più interessa, in questa fase, è, ovviamente, il bene della città. Siamo al cospetto di un’amministrazione che ha portato il disavanzo di bilancio (censurato severamente dalla Corte dei Conti) dagli 800 milioni dell’era Jervolino ai due miliardi e 400 milioni attuali, alla paralisi del trasporto pubblico locale, alla chiusura della stragrande maggioranza dei parchi pubblici e degli spazi di verde attrezzato, al sostanziale fallimento delle sue società partecipate. Se ci trovassimo di fronte alla possibilità di definire un programma di fine legislatura sostenibile e realistico, sarebbe interesse di tutti che la consiliatura giungesse alla sua naturale scadenza. Ve ne sono oggettivamente le condizioni? Di sicuro non si possono ignorare la citata, attestata, assenza di una maggioranza a sostegno del sindaco de Magistris, una squadra di governo arroccata e autoreferenziale, la assoluta paralisi dell’azione amministrativa.

Oggi chi si è rifiutato di porre fine a questa tragicommedia rimanda all’approvazione del prossimo bilancio di previsione, preannunciando il voto categoricamente negativo. A me pare che prolungare l’agonia non sia utile allo stesso de Magistris, che, se dovesse superare le vicinissime elezioni regionali indenne, si troverebbe nella proverbiale condizione dell’“anatra zoppa”, senza la possibilità di puntare a un nuovo mandato al Comune e, giunto al 2021, a due anni dalle elezioni politiche, si troverebbe “disoccupato” politicamente. Ancor più gravi sarebbero gli effetti di una mancata interruzione anticipata della consiliatura per la città: con l’incancrenirsi dei già gravi problemi quotidiani, resi ancor più drammatici dal Covid e dall’esigenza di affrontare la ripresa con una diversa qualità dell’azione di governo, che richiederebbe forza, coesione, visione e una rinnovata, dinamica e moderna idea di città. Insomma, mercoledì scorso, in Consiglio comunale, sono usciti sconfitti sindaco, maggioranza, opposizione ma – ed è questo ciò che più allarma – l’intera nostra comunità ha perso la preziosa occasione di avviare il necessario, ineludibile percorso di riscatto e cambiamento.