Pietro Ioia, il Garante dei detenuti di Napoli, 22 anni in prigione tra Italia e Spagna quando venne condannato per traffico di stupefacenti – un’altra vita –, da oltre un anno in carica, ne ha visti di carcerati: ne ha visti di detenuti malati, affaticati, impazziti, disadattati, violenti, deliranti e perfino morti. E dice: “Non avevo mai visto un uomo in quelle condizioni”. Lo confessa uscendo dal carcere di Poggioreale, il più sovraffollato d’Europa, in un video in cui lancia un appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. Giovanni Marandino detto Ninuccio, 84 anni, cade dalla sedia a rotelle, non riesce a stare seduto, ha il catetere e non è autonomo: ma è stato incarcerato per usura.

Accusato con lui il figlio, 39 anni, agli arresti domiciliari, la moglie e un altro uomo vicino alla famiglia, entrambi a piede libero. Marandino era già sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di Capaccio Paestum. Non abbastanza, evidentemente; perché secondo le indagini – condotte dalla Procura di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli, ex capo Dda di Napoli – del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno avrebbe incassato 100mila euro in un anno. E forse perché già condannato in passato, definitivamente, per associazione a delinquere di stampo mafioso: è stato riconosciuto affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Proprio lui, O’ Professore morto la scorsa settimana, a 79 anni, dopo 57 anni in cella, consumatosi al 41bis di Parma. È morto, Il Camorrista del film di Giuseppe Tornatore e del Don Raffaè di Fabrizio de Andrè, per una polmonite cui si era associata una setticemia del cavo orale. Era ormai un vegetale, pesava 40 chili, ha raccontato l’avvocato. L’ultima volta che aveva visto la moglie l’aveva scambiata per la cognata; ma per il Tribunale di Sorveglianza di Roma era ancora pericoloso: niente domiciliari.

Marandino – come riporta Ioia a Il Riformista – ha subito diverse operazioni al cuore, ha un bypass, non è autonomo. Un piantone lo sostiene in tutte le attività. Spesso e volentieri devono portarlo in ospedale. È stato arrestato il 3 febbraio, è in attesa di giudizio. A casa viveva allettato. Soffre di demenza senile con principio di Alzheimer, riporta ancora il Garante.

L’appartamento dell’uomo è stato comunque definito dal gip “un vero e proprio ‘centro logistico di finanziamento’. Di così eccezionale rilevanza il pericolo di reiterazione del reato che lo stesso giudice ha ritenuto necessaria la custodia cautelare in carcere, pur trattandosi di un ultraottantenne“, si leggeva nella nota di arresto. Poggioreale, come si accennava, resta il carcere più sovraffollato d’Europa. Al 31 gennaio (dati del Garante dei detenuti della Regione) erano 365 gli ospiti in più rispetto alla capienza regolamentare degli Istituti della Campania. Al momento sono 16 i positivi al coronavirus nell’Istituto napoletano.

Sul caso Ioia ha lanciato un appello, attraverso i social, alla ministra Cartabia, appena insediatasi con l’esecutivo Draghi. “Signora ministra, io non so se le arriverà questo messaggio – dice Ioia nel video – Sono il Garante dei detenuti del Comune Napoli, sono appena uscito dal carcere di Poggioreale. Ho visto un detenuto di 85 anni, mi creda, sulla sedia a rotelle. Una larva umana. Mi creda, faccia qualcosa. La prego e la supplico, faccia qualcosa. Per la Giustizia italiana, grazie”.

Non pensava che una persona potesse trovarsi ancora in carcere a quell’età, confida ancora il Garante, “pensavo fosse possibile fino ai 75 anni”. E quindi aggiunge: “L’articolo 27 della Costituzione recita che ‘le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’, e in questo caso viene completamente calpestato”, continua Ioia che lancia il suo appello alla Guardasigilli. Una nomina, a quest’ultima, che ha fatto ben sperare, sulla quale puntava anche questo giornale: Cartabia si è impegnata seriamente sulle condizioni dei detenuti. Lo stesso Presidente del Consiglio Mario Draghi ha fatto riferimento alle carceri, ai prigionieri come ai lavoratori, nella sua replica alla Camera dei deputati per il voto di fiducia.

Antonio Lamorte