Individuare la cause della riduzione delle iscrizioni di giovani avvocati dall’albo, in particolare di Napoli, sarebbe facile se ci si limitasse a considerare questa sciagurata pandemia, ma non si coglierebbe l’aspetto più rilevante della vicenda. Il Covid rappresenta senz’altro una delle cause, forse anche di qualche rilievo, ma non basta a giustificare il fenomeno nel suo insieme.

Innanzitutto la Napoli terra di avvocati illustri e di maestri del diritto da tutti riconosciuti (addirittura di due presidenti della Repubblica come De Nicola e Leone) che hanno illustrato la facoltà di legge e i tribunali di tutta Italia con la loro dottrina e la loro abilità nel condurre i processi, ha visto ridurre il suo smalto per una serie di fattori che hanno sostanzialmente mutato i contenuti della professione. Le relazioni economiche hanno fatto emergere discipline in parte diverse che hanno costretto i giovani avvocati a trovare impianti di formazione specializzati, ma lontano non solo da Napoli ma dall’Italia. E questo vale anche per nuove discipline qui poco praticate o niente affatto praticate, a cominciare dalla concorrenza per finire con la grande contrattualistica commerciale e l’ambiente. Tutto ciò spiega la diaspora da Napoli, ma non l’abbandono della professione quale che sia.

Peraltro, anche a tale proposito vi sono ragioni alquanto evidenti, a cominciare dalla riduzione delle risorse destinate a sopportare cause sempre più lunghe e pertanto ugualmente costose, considerato il nostro sistema giudiziario purtroppo affezionato all’irragionevole durata dei processi. Una stessa causa fa guadagnare all’avvocato napoletano 200 euro, la stessa ne fa guadagnare 5mila a Milano. E poi gioca molto il fascino dei grandi studi all’americana, con decine e decine di avvocati che di fatto sono aziende multinazionali, dove il guadagno arriva a livelli del tutto impensabili dalle nostre parti.

Certo, per entrare in quel mondo si potrebbe mantenere la nostra tessera di avvocato del foro di Napoli, ma il più spesso si è portati o costretti a cambiare. Infine, ci sono altre professioni che fanno sperare in successi e guadagni maggiori rispetto all’avvocatura – penso a grandi manager d’azienda, informatici e magistrati – con il vantaggio della contiguità con la formazione di avvocato. E il Coronavirus, questa maledetta malattia che non se vuole andare? Quella c’entra di meno rispetto al resto. Può riguardare, almeno per ora, una professione di nicchia, in attesa dei grandi guadagni farmaceutici. Insomma, la giovane avvocatura napoletana non è privilegiata: si accontenta però di essere molto brava.