Secondo il neo presidente degli industriali, Bonomi, la classe politica italiana è apparsa smarrita nella emergenza virus. In realtà, a mostrare smarrimento è stata la intera classe dirigente, Confindustria compresa. L’Italia e tutti i Paesi sono stati largamente colti di sorpresa dal “morbo cinese”. La condotta del governo è stata ondivaga, dominata da interessi immediati di sopravvivenza politica personale e di partito. Lo Stato amministrativo burocratico è apparso una enorme torre di babele. Ricordo il rimpallo di responsabilità, l’andirivieni dei decreti, “la pluralità anarchica dei singoli sistemi sanitari regionali”, la inclinazione al vago delle misure governative.

Perché solo a marzo si è scoperto che le case di riposo erano diventate degli obitori? Perché così pochi tamponi e ancora pochi se ne fanno? Ed oggi, su quali dati, previsioni, modelli il governo ha compiuto le sue scelte per la fase di allentamento del confinamento? Non ha aiutato una opposizione che ha assunto caratteri odiosi e antinazionali.
Siamo alla ripartenza. Prima di infilarci in improbabili “metanoie escatologiche” (cui alcuni intellettuali italiani, e qualche mediocre politico, amano indulgere) è necessario incominciare a progettare il futuro prossimo a partire dai mesi a venire che non saranno facili. La transizione al dopo virus sarà lunga.

Di fronte al Paese si stagliano due sfide. Una sanitaria e l’altra economico-sociale. Per affrontare la prima occorre passare dal modello confinamento a quello del tracciamento individuale. Non è una impresa facile. Comporta innovazione tecnologica, minima intermediazione burocratica, nuova legiferazione sulla privacy. Sul fronte economico-sociale gli scenari sono allarmanti. Disoccupazione, disuguaglianze, il Sud che rischia di precipitare in un baratro. Le scelte compiute in sede europea ci aiuteranno. Dal primo giugno dovrebbero essere disponibili i fondi della Bei, della cassa integrazione europea, del fondo Salva Stati, alla fine dell’anno quelli provenienti dal Recovery fund. Attenzione a come utilizzarli proficuamente. Vanno sostenute famiglie e imprese. È una priorità. Occorre evitare tuttavia che le risorse disponibili si risolvano in una immensa pioggia di sussidi, ridurremmo in quel caso l’Italia ad un “capitalismo mediterraneo guidato dal debito”.

È necessaria una politica tesa agli investimenti e al sostegno della innovazione tecnologica. Secondo l’Economist nei prossimi 18 mesi assisteremo ad una accelerazione tecnologica pari a quella che senza “morbo cinese” si sarebbe diluita in cinque anni. È in questa direzione che va orientata la ripartenza. La questione di fondo è la fiducia. Fiducia che le autorità abbiano la situazione sotto controllo e che una strategia di ricostruzione sia credibile.  Il governo è in grado di guidare il Paese in questo frangente? Quale strategia intende seguire? Se penso al modo di procedere sulla questione cruciale della scuola, se osservo i comportamenti del ministro Guardasigilli, una liquidità che stenta a giungere ai lavoratori e alle imprese, ambiguità sul Mezzogiorno, strumenti normativi annunciati e poi ritirati mentre si va affermando l’idea malsana che si possano affrontare i problemi a colpi di debito e sussidi, ho timore che non ci siamo.

Impavido, il presidente del Consiglio sostiene che rifarebbe tutto quanto fatto in questi tre mesi. Una affermazione poco intelligente. Surreale l’appello del Manifesto. Per molto meno di quanto accaduto, il nobile quotidiano comunista avrebbe chiamato, senza alcun imbarazzo, alla vigilanza antifascista e alla difesa della Costituzione. Oggi scrivono che si prepara, subdolamente, “un governo dei poteri forti che si occupi della ricostruzione per monopolizzare le cospicue risorse”. Insomma, in Italia ci sarebbe chi, volendo impossessarsi delle risorse stanziate per emergenza, attacca Conte e auspica Draghi a Palazzo Chigi. Perché sostenere una tale sciocchezza?  In realtà le condizioni per una svolta politica, che, con buona pace di qualcuno, non è immorale auspicare, per il momento, purtroppo non ci sono. Occorre provare a cavarsela ancora per un bel po’ con questo governo. Magari incalzandolo. Che Dio ci assista.