La peste del Manzoni non c’entra niente: non ci sono untori, non ci sono monatti, e quanto alla mortalità, il grazioso Coronavirus che somiglia a una torta con le fragole, ammazzerà quasi esclusivamente gli over settanta, scremando un po’ la popolazione invecchiata e rendendo un segnalato favore all’Inps. C’è in compenso un altro tipo di peste: quella di un governo chiacchierone e fanfarone che tratta i cittadini come sudditi cretini, con il contorno di un sistema radiotelevisivo complice di quello che in inglese si chiama “cover up”, cioè la bugia o, come noi preferiamo, la bufala. E l’ho potuto provare sabato a Stasera Italia, dopo aver messo sotto stress un onesto scienziato quale è il professor Alessandro Vespignani, direttore dell’Istituto Netsi alla Northeastern University di Boston, il quale dopo una lunga colluttazione ha scelto, rompendo la consegna, di dire le cose come stanno: «Allora, il signor Guzzanti voleva i numeri veri. Voleva l’onestà e cioè quello che ha definito il worst-case scenario, il peggior scenario possibile. E io non so se c’è ancora (in studio ndr) il viceministro alla Salute («No, è andato via per partecipare al Consiglio di ministri», avverte la conduttrice Veronica Gentili) e certamente il viceministro conosce i numeri come li conosco io, allora questa pandemia infetterà circa il trenta per cento della popolazione, in qualche zona anche di più, sarà infettato dal Coronavirus.

Sono numeri molto alti e quando noi ci riferiamo ai casi di oggi, siano soltanto all’inizio di questa epidemia». Il trenta per cento! Fanno venti milioni di possibili infettati. Quando ho ringraziato per l’onesta ammissione, sostenendo che i cittadini hanno prima di tutto diritto di sapere il peggio, l’illustre scienziato italiano che dirige l’Istituto di Boston ha detto «Su questo sono perfettamente d’accordo». Vespignani è d’accordo, ma la bufala continua. Naturalmente all’origine della grande bugia c’è la pretesa buona intenzione di non provocare il panico. Ma è una pretesa cretina, perché se le cose dovessero prendere la piega peggiore appena delineata da Boston, il panico, anziché manifestarsi in maniera controllabile e controllata, prenderà la forma di angoscia diffusa con milioni di gesti inconsulti imprevedibili. La verità è che – da quando è cominciata l’epidemia a metà dicembre in Cina, finché non sarà disponibile un vaccino per il quale sembra occorra almeno un anno ma forse anche diciotto mesi – nessuno ha la più pallida idea di che cosa accadrà, di quanta gente sarà infettata ed avrà bisogno di ricorrere alle cure ospedaliere e di quante persone perderanno la vita.

Non lo sa nessuno e potrebbe persino finire bene, con un gran sospiro di sollievo perché – proviamo a sognare – con la tarda primavera e l’inizio dell’estate anche questa forma virale, come fanno le normali influenze, potrebbe ritirarsi e scomparire. Non lo sappiamo noi, non lo sanno i virologi, non lo sanno gli epidemiologi, non lo sa nessuno. Quindi, prudenza e rispetto reciproco vorrebbero, che si arrestasse la marea delle sciocchezze fintamente rassicuranti che vengono riversate ad imbuto nelle orecchie degli italiani, con uno spettacolo di indecente minimizzazione. Ho chiesto più volte nelle trasmissioni televisive che fosse detto con chiarezza, dove e quante sono (e quante in allestimento) le camere di terapia intensiva con personale addestrato e messo a sua volta in condizioni di sicurezza.

Non lo sanno, non sanno rispondere. Sanno soltanto dire una cosa così cretina da essere offensiva, come «Non andate nei pronto soccorso, per non intasarli». E dove dovrebbe andare un disgraziato che avesse i sintomi dell’infezione, dalla febbre alla polmonite, con rischio di morire? Risposta: dal medico di famiglia. Ma sono scemi? O ci prendono per cretini a noi? Come si sa, il “medico di famiglia” per lo più non esiste: specie nelle grandi città è il nome di un ufficio in cui il medico di zona firma ricette e fa le visite che riesce a fare, con una sala d’aspetto affollata dove chiunque tossendo e starnutendo infetterebbe gli altri.

In alternativa? Vaghezze perentorie: chiamare i numeri di telefono prescritti. E che succede quando chiami il 112 o il 5000? Non si sa. Non si sa chi dovrebbe somministrare i tamponi faringei con cui identificare al microscopio il virus e quali i laboratori per interpretare i tamponi. In quali tempi, con quale personale, dove, come. Mi sono sentito rispondere dal viceministro alla Salute per i Cinque stelle Pierpaolo Sileri, superstar dei talk show di questi giorni perché è un buon comunicatore e uno stimato chirurgo, che queste domande vanno poste all’assessore alla Sanità. Voi capite che tutto ciò significa che nessuno sa nulla per certo, il che è personalmente comprensibile, ma tutti fanno anche finta di avere la situazione sotto controllo quando invece non ne hanno ancora la più pallida idea, e questo è imperdonabile. Politicamente, il governo si copre dietro la Scienza. È stata inventata, di colpo, una entità autonoma e indipendente, infallibile e misteriosa, che si chiama la Scienza. Noi siamo dei grandi fautori del pensiero scientifico e dunque, come tutte le persone di buon senso, sappiamo che gli scienziati, specialmente in materia medica ed epidemiologica, agiscono prudentemente e sulla base di modelli matematici fondati sulla statistica.

Il che è un bene. La scienza è per definizione umile e realistica. E gli scienziati dovrebbero essere delle oneste persone che, senza alcun partito preso, dicono soltanto ciò che loro risulta, senza nulla omettere e nulla aggiungere. Ma qui siamo alla cover up di cui dicevamo all’inizio. Il governo, dopo essersi rinchiuso nel fortilizio della Scienza Che Ne Sa Più Di Noi, ha perseguito uno scopo nobile e sciagurato allo stesso tempo. Quello di andare a beccare uno per uno, casa per casa, tutti coloro che tornando dalla Cina potevano essere portatori sani o malati del famoso virus. E poi con indagini da santa Inquisizione, scoprire tutte le loro mosse, contatti, amori, liti, spostamenti e pensieri intimi, per perquisire vite e scoprire la verità. È stato un pensiero arrogante e cretino. Già ai primi dibattiti si sentiva dire questa enorme sciocchezza: che tutto il problema era di trovare il leggendario famoso Paziente Zero, e risalire all’anello di congiunzione fra l’italiano e il virus.
Sarebbe come progettare di attraversare la pioggia senza bagnarsi, stando ben attenti a passare fra goccia e goccia.