La scelta del Governo di cambiare l’ordine di priorità nella somministrazione del vaccino ha spinto molti a domandarsi quale criterio poteva renderli un po’ più uguali degli altri. Se qualcuno, quindi, pensava che il problema potessero essere i no vax, si è dovuto ricredere. Finché la scelta governativa è stata quella di vaccinare per categorie, è evidente che centrale fosse l’individuazione dei servizi essenziali. È stato, quindi, anche comprensibile che ognuno pensasse di essere più essenziale di un altro.

Con quel criterio nessun dubbio poteva esserci che la giustizia potesse avere una corsia preferenziale. D’altra parte siamo stati noi avvocati i primi a rivendicarlo, chiedendo che la giustizia non si fermasse o che comunque ripartisse in sicurezza (ma senza compressione dei diritti, pena l’inutilità della ripartenza). Abbiamo sin da subito avvertito il rischio che le immagini dei Tribunali deserti potesse dare l’idea dell’accessorietà del nostro settore rispetto ai bisogni del Paese. In quella fase siamo stati finanche accusati di guardare solo ai nostri interessi di bottega da chi, pur a fronte di una netta riduzione del carico di lavoro, non ha vissuto alcuna riduzione dei propri stipendi. Tuttavia ora con il radicale cambiamento di scenario voluto dal Governo Draghi (che aspetta ad imporlo alle Regioni per legge?) ogni richiesta di anticipare la vaccinazione per alcune categorie appare una forzatura.

Abbiamo bloccato il Paese per proteggere i nostri anziani e i soggetti fragili. Lo abbiamo fatto ritenendo il diritto alla vita e alla salute prevalente rispetto alla sopravvivenza economica di migliaia di aziende (e quindi famiglie) e rispetto alle nostre libertà. Ora che la speranza di salvarli è concreta e l’opportunità di non vanificare tutti i sacrifici sostenuti è prossima, non possiamo cambiare rotta. Non possiamo farlo perché all’improvviso ci rendiamo conto che alcuni di noi sono più utili, più importanti, più produttivi. Non mi appartengono valutazioni morali consequenzialiste o utilitariste. È più utile vaccinare uno studente di medicina o un cassiere, un docente universitario in DAD o un riders, un ortopedico con studio privato o un cancelliere? Sono convinto che dobbiamo tutelare la vita dei soggetti fragili, soprattutto se sono in cima alla lista degli esclusi e degli emarginati (leggi – tra i vari – i detenuti).

A questo punto non capisco perché non si pretenda che in cima alla lista delle priorità ci sia chi ha combattuto questa guerra in trincea, mentre alcuni prioritari cantavano sui balconi o erano in (very) smart working. Cresciuti con le denunce di Pannella contro l’aborto e l’eutanasia di classe, oggi rischiamo il vaccino di classe. Per questo preferirei poter cedere il mio (più che desiderato) vaccino ad un soggetto fragile, non tanto perché sia un imperativo categorico, ma per potermi guardare allo specchio ogni volta che penso ai morti per covid, ai malati in terapia intensiva e ai miei assistiti detenuti. Se questa è una guerra, vorrei essere Salvo D’Acquisto.