Dio mio che ipocriti questi tedeschi. Tetragoni fuori, populisti dentro. Pronti a fustigare Schröder, l’amico di Putin, ora che Putin è diventato una frequentazione sconveniente. Eppure si tratta dello stesso Schröder che, grazie alle relazioni con quello stesso Putin, era fino a tre mesi fa dai tedeschi riverito e incensato come statista a causa delle convenientissime relazioni per la Germania che con Mosca sapeva tenere. Siccome non è disposto a fare pubblica abiura per quel putinismo discreto che faceva comodo a tutti, ora è diventato “il puzzone” Schröder. E nella civilissima Berlino, il governo del suo compagno di partito Olaf Scholz, di quella stessa Spd che dei buoni rapporti con Mosca ha sempre fatto uno degli architravi della sua politica estera, ha deciso di toglierli ufficio e scorta.

Schröder si è anche rifiutato di chiedere perdono per l’eccessiva dipendenza energetica della Germania da Mosca culminata nell’ideazione del gasdotto Nord Stream 2, da lui voluto e dal governo Spd-Verdi-Fdp, e bloccato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “Non faccio mea culpa, il mea culpa non è roba per me” ha detto Schröder. È stato punito per questo, per non aver voluto salvare la faccia ai tedeschi. Non solo per la riottosità mostrata fino a ieri, ad abbandonare il suoi ruolo nella giunta direttiva della società russa Rosneft, il cui maggior azionista è lo stato russo. Alla fine, ieri pomeriggio, sono arrivate le dimissioni. Insieme a quelle del vicepresidente del consiglio di amministrazione di Rosneft, Mathias Warnig, anche lui tedesco. Ipocriti i tedeschi e anche ingrati. Vi ricordate quando nel 1997 Bill Clinton, in una telefonata da preveggente a Tony Blair disse che l’euro sarebbe diventato “la prova del nove per Francia e Germania”? Fu l’Agenda 2020 di Gerhard Schröder, arrivato alla cancelleria tedesca nel 1998, a permettere alla Germania di superare quella prova del nove. Se lo devono essere dimenticati a Berlino.

Era passato meno di un mese dal trionfo del New Labour, sul Tamigi, il blairismo veleggiava vento in poppa per quel 43% ottenuto alle elezioni politiche del primo maggio, e Clinton si attaccò al telefono per spiegare a Blair che senza un patto sociale azzeccato (mercato del lavoro flessibile e una rete di protezione sociale per le fasce più deboli) i suoi vicini europei non avrebbero potuto cogliere tutti i frutti della moneta unica che allora era ancora in fieri ma già mostrava alcune crepe. “La Francia e la Germania dovranno bilanciare programmi sociali e nuova geografia globale” diceva Clinton – la trascrizione è stata poi pubblicata dalla Clinton Library – ridurre lo Stato e modernizzarsi perché senza cambiamento strutturale non decolleranno. La Germania ce la fece, ce la fece senza seguire la via suggerita da Clinton. Fu grazie a Schröder che arrivò al governo l’anno dopo. In quell’ottica egoistica berlinocentrica – di cui noi italiani, a ragione, ci siamo lamentati spesso, ma i tedeschi mai – Schröder seppe fare dell’euro un affare economicamente assai redditizio per il suo Paese e seppe anche ricostruire con maestria, sopra l’antica rivalità con Parigi, un potente tandem francotedesco.

A un ex governante riconosciuto fino all’altro ieri come padre della patria e precipitosamente messo in un angolo, Berlino taglia ora uffici e altri benefici, garantiti a tutti gli ex cancellieri, e si premura di farlo fingendo che si tratti di una questione di efficienza. Non svolge più mansioni, dicono, non gli serve un ufficio e un personale che costano 400 mila euro all’anno. Temono di dire che lo fanno a causa delle sue opinioni politiche così da non incappare in un rischio di violazione di diritto costituzionalmente tutelato. Non vogliono finire in tribunale. Una manovrina un po’ penosa in un momento tragico della storia d’Europa. Oltretutto le buone relazioni con Mosca sono cultura propria della intera Spd, non sono presentabili come conseguenza degli interessi economici personali e delle private pulsioni di Schröder.

La Spd ha sempre misurato con dolcezza le parole rivolte a Mosca. Sia perché non ha mai voluto troppo cedere alla concorrenza a sinistra della Linke, sia perché intelligentemente ha sempre concepito la sua politica estera come capacità di dialogo e trattativa. Ha sempre raccomandato di ridurre e limitare le tensioni attraverso negoziati e compromessi. In Germania il concetto è stato anche teorizzato: provocare il cambio attraverso l’avvicinamento. C’è pure un modo per dirlo: Wandel durch Annäherung. L’ipocrisia oltretutto non è solo della Germania, è dell’Europa intera. Non si capisce poi perché se un ex capo di governo tedesco flirta con Mosca è uno scandalo, e se invece un capo di governo israeliano in carica mantiene con Putin un rapporto ambiguissimo (che gli permette di bombardare gli hezbollah in Siria) non importa.

Nessuno ha rimproverato al premier Naftali Bennett di non sbracciarsi troppo nel coro internazionale contro Putin. È utile che Bennett non l’abbia fatto. È necessario avere a disposizione degli attori internazionali che Putin non giudichi troppo ostili se si vorrà prima o poi andare a trattare con Putin affinché la guerra finisca.
Ma perché allora scandalizzarsi per Schröder? Né Bennet, né i precedenti governi d’Israele hanno mai nascosto l’opportunismo verso Mosca. La Russia di Putin ha avuto le mani libere per giocare una partita molto ambiziosa mai riuscita né all’impero zarista né all’Unione Sovietica: diventare egemone in una regione sterminata che va dal Mediterraneo all’Oceano indiano attraverso il Mar rosso e il Golfo Persico, quelli che i politici zaristi chiamavano “i mari caldi”. Israele non poteva permettersi il lusso di contrastare le ambizioni della Russia, gli conveniva tenersela buona per avere a sua volta mani libere nel contrastare la minacciosità iraniana e ha serenamente lasciato che Putin si giocasse il suo tentativo di stabilire una serie di tutele e relazioni preferenziali in Medio oriente, ha lasciato che avvenisse nella regione un “fuori gli Stati uniti dentro la Russia” perché aveva interesse per la sua sopravvivenza come potenza a farlo. Qualcuno gliel’ha forse rimproverato?