L’hotel Champagne porta bene a Magistratura indipendente, l’ex corrente di destra delle toghe, ora su posizioni più moderate. O forse porta bene l’operazione “verità”. Alle ultime elezioni per il rinnovo della giunta Anm della Capitale, Mi ha fatto il pieno con 284 voti su 627. Area, il gruppo progressista, ha preso 173 voti, la sinistra giudiziaria con Magistratura democratica 96 voti ed i centristi di Unicost 70 voti.

Non si erano presentati i davighiani di Autonomia&indipendenza. Gli aventi diritto al voto erano circa 1000.
Un risultato inaspettato per la corrente uscita a pezzi in seguito al dopocena all’hotel Champagne del 9 maggio del 2019, quando cinque consiglieri del Csm, tre di Mi, incontrarono i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti, insieme all’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, per discutere della nomina del nuovo procuratore di Roma. Le frasi di quell’incontro, registrate con il trojan inserito nel cellulare di Palamara, vennero pubblicate sui giornali il 29 maggio successivo, proprio alla vigilia del voto in Plenum sul successore di Giuseppe Pignatone. La conseguenza di quella fuga di notizie, su cui nessuno ha mai indagato, fu la dimissione di tutti i togati del Csm che avevano partecipato all’incontro, lo stop alla nomina del pg di Firenze Marcello Viola a procuratore di Roma e la sfiducia dell’allora presidente dell’Anm, Pasquale Grasso, anch’egli di Mi.

Una mazzata che è stata però metabolizzata dai magistrati che hanno fin da subito ridato fiducia a Mi e ha così indirettamente messo in evidenza i tanti lati oscuri dell’indagine perugina, pompata dai giornaloni collaterali ai vertici Procura di Roma. L’operazione “verità” è partita quasi subito. Le elezioni suppletive del Csm che si erano tenute lo scorso aprile indette per eleggere un consigliere tra i giudici di merito, erano state nettamente vinte dal candidato di Mi Maria Tiziana Balduini, giudice civile a Roma.

Quella casella era stata occupata, fino a settembre del 2020, dal giudice di Unicost Marco Mancinetti, dimissionario a seguito del suo coinvolgimento nel mercato delle nomine documentato dalle chat di Palamara, schieratosi, dopo l’hotel Champagne, a fianco dei magistrati di Area con una presa di posizione nei confronti del togato di Mi Paolo Criscuoli per indurlo, come poi avvenne, alle dimissioni. Le elezioni di aprile rappresentarono la prima sconfitta per coloro che avevano cavalcato la vicenda Palamara: Area aveva perso circa 200 voti dall’ultima elezione scendendo a quota 1600 e la corrente di Davigo si era dimezzata. Unicost, l’ex corrente di Palamara, aveva subito una sonora batosta tanto da rischiare l’estinzione. L’unica corrente che si era mostrata viva e vitale, tanto da superare quota 2mila voti, era proprio la ex corrente del vituperato Ferri.

La tendenza si è quindi, ulteriormente consolidata con le recenti elezioni per le Giunte esecutive distrettuali a Roma e in Sicilia, nettamente vinte da Mi che ha ottenuto di gran lunga più voti delle correnti della sinistra giudiziaria Area e Magistratura democratica. Nel segreto dell’urna i magistrati hanno capito più di tante frasi di circostanza che battaglia si è consumata intorno alla Procura di Roma.