Non è davvero una sorpresa che la destra delle chiavi da buttare, delle ruspe e delle zingaracce, quella che si mette la divisa da secondino mentre organizza la festa di telecamere per accogliere il prigioniero da far marcire in galera, insomma la destra italiana, mandi gli auguri di buon lavoro al magistrato “per bene” che arresta il concorrente politico: perché “Se si muove Nicola Gratteri”, ha spiegato il senatore Matteo Salvini, “si vede che ha le ragioni per farlo”.

Una fila sterminata di persone accusate, processate, arrestate ingiustamente racconta quanto sia valido quell’argomento, e cioè che se la giustizia si muove significa che ha motivo di farlo: ma appunto non è una sorpresa che a farvi ricorso siano personaggi che hanno dato prova chissà quante volte di concepire in quel modo la libertà della magistratura di infierire impunemente su quella dei cittadini. E ovviamente non è in questione il fatto che Nicola Gratteri sia una brava persona (vogliamo credere che ogni magistrato lo sia, no?): è in questione la cultura politica – chiamiamola così – secondo cui l’amministrazione della giustizia serve per “fare pulizia”, una roba che fa il paio con la giornalista che al medesimo Gratteri dice “in bocca a lupo” e manda il video dell’aula-bunker in allestimento, il vernissage dell’edilizia inquisitoria.

Scrivere, come abbiamo scritto più volte proprio qui, che la sinistra postcomunista è gravemente responsabile dell’andazzo forcaiolo degli ultimi trent’anni, non significa disconoscere che dall’altra parte, quanto meno quella dominante, non è affatto meglio e spesso è anche peggio. E vale la pena di ripeterlo, davanti a certi spropositi: perché un politico, in uno Stato di diritto, si augura che la giustizia proceda appunto secondo diritto: non secondo gli intendimenti del pubblico ministero abituato a “fare opinione” in Tv, nel ruolo candidamente rivendicato dal procuratore della Repubblica di Catanzaro. Ed è questa confusione, questa usurpazione di ruoli a passare inosservata a destra non meno che a sinistra, nella convinzione evidentemente comune che ai magistrati sia rimesso di ripulire la società sporca anziché di applicare la legge, che fino a prova contraria è una faccenda diversa e prevede queste cose moleste che sono il diritto di difesa e l’imparzialità del giudice.  Sono le cose che auguriamo a Matteo Salvini di vedersi garantite, senza augurare buon lavoro a chi lo accusa.