“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Secondo la carta dei diritti fondamentali dell’uomo tutti hanno diritto alla salute. Lo dice l’articolo 32 della nostra Costituzione, quel testo sacro che dovrebbe tutelare i diritti di ognuno di noi, specialmente di coloro che sono più deboli e in difficoltà economiche. E invece oggi ammalarsi di Covid è un lusso che non tutti possono permettersi. Certo, c’è la sanità pubblica.

Ma dov’è? Qui nessuno l’ha vista passare e così capita che se ti contagi, devi sborsare centinaia di euro tra tamponi e medicinali. E nelle periferie come fanno? Qualcuno si è posto il problema di come una famiglia che vive a Scampia o a San Giovanni a Teduccio o in qualsiasi parte della città, con un reddito basso, possa riuscire ad affrontare il Covid-19? A quanto pare no. «Sotto questo punto di vista in periferia le cose erano difficilissime ancor prima della pandemia – racconta Vincenzo Strino, presidente dell’associazione no-profit Larsec, da sempre in prima linea per la riqualificazione del territorio di Miano, Secondigliano e San Pietro a Patierno – Credo che possa esserci una sola soluzione in tal senso: tamponi gratis per chi ha un reddito inferiore ai 20 mila euro annui. A prescindere dal fatto di vivere in una periferia-periferia come San Pietro a Patierno o una periferia-centrale come Forcella, una famiglia di quattro persone monoreddito non può spendere 200 euro di tamponi a settimana, è una assurdità su cui la Regione e il Governo dovrebbero intervenire immediatamente se si vuole uscire da questo incubo del Covid». Ma difficilmente ne usciremo se si continua a ignorare una parte della città, soprattutto ora che la sensazione è quella di un senso di anarchia diffuso e alimentato dall’esasperazione.

«All’inizio pareva un po’ una caccia alle streghe, in cui pure chi non aveva il Covid veniva additato come positivo. Adesso invece non è nemmeno più argomento di discussione. La sensazione personale che ho è che siano saltati tutti gli schemi e ognuno faccia quel che gli pare – afferma Strino – Ormai c’è un’ordinanza a settimana che contraddice la precedente e se prima era difficile riuscire a stare dietro ai nuovi dispositivi, adesso c’è questa indifferenza maledetta che sta mietendo più vittime del virus stesso. Nessuno ascolta più nessuno. Chi può incidere non ascolta chi ha bisogno di essere ascoltato». In questo modo l’emergenza sanitaria diventa emergenza sociale che si traduce in un’ingiustizia quotidiana perpetrata ai danni delle fasce più fragili di una società che continua a guardare il suo orticello che fiorisce al centro della città, incurante di ciò che accade ai margini della strada. Possibile che il Comune di Napoli non abbia pensato a chi vive in periferia e non può permettersi tamponi e cure al netto che l’Asl è in tilt e quindi la sanità pubblica non supporta più nessuno?

«L’anno scorso, per un breve periodo, ci fu il “tampone sospeso”, ovvero giornate in cui si poteva prenotare un tampone gratuito grazie all’Ordine dei Farmacisti, Federfarma e il Comune di Napoli, ma parliamo di una iniziativa-spot che non è stata più ripetuta – ricorda Strino – Personalmente però non ne faccio una questione di responsabilità limitata o attribuibile solo al Comune, all’Asl o alla Regione, ma collettiva – spiega Strino – Siamo in crisi sotto qualsiasi punto di vista e la politica non dovrebbe ragionare per compartimenti stagni, altrimenti si genererà sempre più confusione in cittadini che già sono confusi per la situazione in sé. E poi so di dire una cosa che a Napoli sembrerà assurda, ma siamo nel 2022 – conclude – viviamo in case domotiche che sanno a che ora accendere riscaldamenti o luci, guidiamo auto con intelligenze artificiali e la scelta di cosa ordinare per cena o di quale film guardare è dettata da un algoritmo: perché la burocrazia della pubblica amministrazione sembra sempre rimasta ad inizio ‘900? Perché non sfruttiamo questa crisi per rendere le cose più semplici per tutti?»

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.