“Bisognerà rielaborare l’idea di cittadinanza. Non si tratta più di pensare se il reddito di cittadinanza sia valido o meno come nel dibattito che ci ha occupati fino a prima di questo naufragio, ma ripensare alla cittadinanza come un’idea, perché quello che sta accadendo dal punto di vista sociologico è un disgregamento della maglia sociale, una disaffiliazione che è come lo sganciamento dei singoli da solidarietà comunitarie che sopravvivevano fino a poco fa. Per questo occorrerà, finita la crisi, ripensare a ricostruire il legame sociale e tutelare finalmente coloro dei quali ci siamo troppo a lungo dimenticati, i lavoratori del sommerso, i precari, i lavoratori poveri”.

Antonello Petrillo, professore di Sociologia generale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, parla di naufragio per definire la crisi generata dalla pandemia da Coronavirus e sottolinea l’importanza dell’aspetto sociale nell’affrontare il percorso di ripresa che inevitabilmente bisognerà affrontare dopo, quando la pandemia sarà risolta. Ripartire dalle città potrebbe essere la soluzione, ridisegnare confini più limitati per dare di nuovo importanza al senso sociale, allo sviluppo locale, alle potenzialità del territorio.

“Siamo di fronte a qualcosa che è come un grande naufragio – spiega Petrillo – Sicuramente non torneremo più alla società che c’era prima, e di conseguenza dobbiamo abituarci all’idea che la nave è naufragata perché aveva fragilità e limiti strutturali che abbiamo ignorato per molto tempo. A naufragare sono state soprattutto le certezze che avevamo, i miti del progresso, dello sviluppo, del mercato, il neoliberismo sfrenato”.

Il mercato, quindi, potrebbe non essere più al centro di tutto, il modello di globalizzazione potrebbe dover cedere il posto a modelli diversi. Quali? “Penso al ruolo universalistico della cittadinanza, a un diverso sviluppo dell’economia che abbia un’ancoraggio maggiore al territorio, filiere più corte. Non possiamo ancora pensare che un’impresa abbandoni il territorio con la facilità cui siamo oggi abituati”. Nuovi equilibri e nuove priorità, dunque. E per i lavoratori? Cosa cambierà per quelli senza garanzie, i lavoratori del sommerso, i precari? “Quando si parlava di sommerso fino a poco tempo fa sembrava una realtà nettamente separata dall’economia emersa – sottolinea Petrillo – Sommerso era qualcosa di illegale, che andava contrastato e si riteneva non avesse connessione con l’economia legale ed emersa. In realtà il sommerso è stato parte integrante e decisiva anche dalla globalizzazione, soprattutto in territori come il nostro.

Poter godere di retrovie produttive o anche di semplici luoghi in cui smaltire scorie dell’industria legale ed emersa a costi ridotti, poter godere di lavorazioni a costi ridotti, o di manodopera facilmente ricattabile, non sindacalizzata e controllabile era parte integrante del sistema. Industria legale e sommersa si integravano perfettamente. E la nostra immagine del sommerso era legata a quella delle borse di false griffe vendute sulle bancarelle mentre nella realtà il sommerso era ben altro, una parte significativa dell’economia emersa che si reggeva in molti casi addirittura sul sommerso”.

E ora? “Oggi questa visione è in crisi e le grandi lotte contro il sommerso sono discorsi funzionali e di facciata. Pensando al dopo, il dopo pandemia, bisognerà pensare a misure di tipo keynesiano ed è evidente che già ora e subito occorrono misure differenti. Si sta parlando di un reddito di quarantena, per esempio”. Cambiano gli scenari, dovranno farlo le politiche e le idee. “La pandemia può diventare un’occasione per grandi ripensamenti e una società nuova.  Dipenderà da noi”.