«Sollecitiamo da mesi un tavolo con la Regione per i medici del 118», ricorda Pasquale Ruggiero, tesoriere della Fimmg – Es (costola della Fimmg che si occupa di emergenza sanitaria). La Regione li ha ascoltati durante un incontro solo informale con Ugo Trama, dirigente sanitario che gestisce l’assistenza territoriale. Un faccia a faccia utile per chiarirsi le idee sul trasporto infermi, ma valido come “chiacchiere da bar”. Sono 200 circa, in Campania, i medici impegnati sulle ambulanze del 118, gran parte dei quali assunti con un contratto a tempo indeterminato ma da libero professionista in convenzione. «Non è un fatto assurdo, ma addirittura illegittimo perché una norma nazionale prevede la dipendenza dei sanitari impegnati nel servizio trasporto infermi, ossia nel 118 – chiarisce Pasquale Ruggiero – Ma alla Regione e allo Stato l’applicazione di questa legge non conviene perché un dipendente del servizio sanitario costa molto di più».

Aumentano i costi ma migliora la qualità di vita di chi trascorre giorno e notte su un poco confortevole mezzo di soccorso. Lo sa bene chi sfortunatamente è salito in ambulanza e si è reso conto della scomodità di un abitacolo che traballa su fondi stradali spesso disastrosi mentre il mezzo di soccorso corre a sirene spiegate verso un ospedale. «L’assunzione dei 200 medici del 118 nel servizio sanitario regionale è ora possibile perché arrivano forti finanziamenti proprio per tecnologie e per il personale. Questo significherebbe – avverte Pasquale Ruggiero – avere diritto alla tredicesima, ai buoni pasto e al riconoscimento di assenze per malattia retribuite. A noi il lavoro festivo viene pagato meno rispetto ai colleghi del servizio sanitario. In Campania la maggior parte dei mezzi di soccorso, a cominciare da ambulanze ed elicotteri, appartiene ad associazioni private. I mezzi pubblici sono una scarsa minoranza e, nei venti anni trascorsi dalla realizzazione del numero unico e delle centrali operative, la presenza dei privati che puntano giustamente al profitto ha determinato una perdita di qualità del servizio».

Otto minuti il termine massimo di intervento di un mezzo di soccorso per un codice rosso, ossia quando si chiede assistenza per un paziente in gravi condizioni. Spesso l’attesa è molto più lunga fino a raggiungere e superare i venti minuti e la mezz’ora per problemi di traffico ma anche di lunghe distanze come avviene nelle località costiere. «In piena emergenza Covid ci siamo ritrovati con un taglio sullo stipendio orario (ogni medico in convenzione lavora 168 ore al mese) di 5,16 euro. Le aziende sanitarie di Caserta, la Napoli 2 e la Napoli 3 hanno effettuato la trattenuta per autotutela.

Poi, senza alcun atto deliberativo, i direttori generali di Caserta e della Napoli 2 hanno reintegrato gli stipendi: la voce era stata normata dalla Regione per chi proveniva dalla guardia medica. Alla reintegra dovrebbe adeguarsi l’Asl Napoli 3». Ad agosto il 118 della Campania compirà 20 anni, ma ne dimostra 80. L’azienda telefonica Tim non ha eliminato il problema che condanna chi da Sorrento o Acerra contatta il 118: si parla solo con l’Ospedale del Mare di Napoli. Minuti preziosi che saltano mentre da ponticelli gli operatori smistano la comunicazione alle centrali che poi fanno partire l’ambulanza. Diteci se non è un 118 da antiquariato.