«Certo, bisogna potenziare la risposta sanitaria sui territori e fare in modo che i pazienti non si riversino negli ospedali quando ciò non è necessario. Se non si inserisce il tasso di povertà nella griglia dei Lea, però, regioni come la Campania saranno sempre penalizzate»: ne è convinto Paolo Siani , pediatra napoletano e deputato del Partito democratico.

La griglia dei Lea fotografa una Campania ancora in affanno: qual è lo stato di salute della sanità regionale?
«Negli ultimi anni la Campania ha fatto un balzo in avanti notevole, soprattutto sotto il profilo della prevenzione. Restano carenze per quanto riguarda ospedali e distretti, ma di certo la nuova griglia dei Lea non ci aiuta».

Perché?
«Non tiene conto dei diversi contesti sociali in cui vivono le persone. Può accadere che un paziente di Secondigliano non disponga dei mezzi necessari per curare a casa una banale gastroenterite: in questo caso si precipiterà al pronto soccorso, contribuendo così ad aumentare la pressione sulla sanità ospedaliera. Diverso il discorso per Posillipo, dove è più probabile che un paziente possa permettersi di essere curato a casa da uno specialista, evitando di precipitarsi al pronto soccorso».

In che modo l’emergenza Covid ha inciso sui Lea della Campania?
«Il Coronavirus ha messo in evidenza due criticità. La prima è la mancanza di una medicina territoriale tanto efficace ed efficiente da evitare che i pazienti si precipitino in ospedale. E poi c’è la carenza di posti in terapia intensiva alla quale si è posto rimedio allestendo gli ospedali modulari e destinando strutture come il Loreto Mare alla cura dei soli malati di Covid».

L’aumento dei posti letto in terapia intensiva contribuirà a migliorare le performance della sanità locale?
«In futuro gli ospedali convertiti alla sola cura del Covid torneranno a trattare pazienti di ogni tipo, mentre quelli modulari saranno utilizzati alla bisogna. Non è detto che questo migliori i Lea della Campania. Andrà meglio, invece, quando i distretti saranno in grado di fornire risposte valide ai pazienti».

Ma per fare questo servono personale e risorse economiche…
«Certo. In questo senso le risorse messe dal Ministero della Salute a disposizione delle Regioni saranno utili. E altrettanto utili potrebbero rivelarsi i soldi del Mes: alla Campania potrebbero essere destinati altri quattro miliardi di euro con i quali si potrà e si dovrà rafforzare la sanità sia territoriale che ospedaliera».

Qual è la ricetta per migliorare l’assistenza in Campania?
«È indispensabile che il territorio venga messo in condizione di lavorare bene. In questo senso potranno essere decisive le Usca, ora per l’emergenza Covid, e poi le associazioni di medici di medicina generale. A patto, però, che siano garantiti loro il personale e le strumentazioni necessari. A queste condizioni, le nuove formule assistenziali possono fare in modo che i pazienti non si riversino inutilmente al pronto soccorso, consentendo agli ospedali di concentrarsi sulle malattie croniche e complesse: un sistema che, in Portogallo, ha dimostrato di funzionare benissimo».