L’emergenza del coronavirus sta mettendo a dura prova non soltanto le zone bollate come ‘rosse’, ma l’intero Paese. In queste ore gli ospedali, medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari dei nosocomi italiani sono impegnati a curare i pazienti affetti dal covid 19 e non solo. Simbolo di questa situazione è una fotografia scattata in un ospedale di Cremona, che ritrae un’infermiera stremata dagli infiniti turni di lavoro consecutivi per arginare l’emergenza del virus in Lombardia. Un medico in turno con lei ha voluto immortalare l’infermiera dopo una notte trascorsa tra prelievi e richieste di ogni genere provenienti da pazienti dispnoici, con problemi respiratori seri. L’immagine è subito divenuta virale facendo il giro del web. 

La fotografia ritrae la donna che riposa pochi minuti con la testa appoggiata sopra un lenzuolo ripiegato più volte e poi sistemato sulla scrivania davanti al computer, come se fosse un cuscino. In questo modo cerca di recuperare le energie necessarie per continuare il tour de force nel suo reparto dell’ospedale di Cremona, uno dei più colpiti dal contagio. L’infermiera è subito divenuta l’emblema della forza, della professionalità e della volontà delle donne che insieme ai colleghi appartenenti alle varie categorie professionali, assistono i migliaia di pazienti. La foto è cominciata a circolare sui social proprio nel giorno della Festa delle donne e tantissimi utenti hanno dedicato a lei e a tutte le donne impegnate nella lotta contro questa epidemia.

“Siamo tutti provati da questa situazione  – spiega il medico autore dello scatto -, ma gli infermieri più di tutti. Non si risparmiano. Odio quelle mascherine, non ti permettono di respirare, ti deformano la faccia, hai prurito dappertutto, ma che vuoi fare, se ti vuoi salvare le devi tenere – prosegue il dottore -. E i guanti, il camice, gli occhiali. Greta si starà incazzano per quanti guanti stiamo consumando, ma avrà pietà di noi se vogliamo proteggerci. Il camice monouso all’interno è di plastica, per forza, ci fa da barriera, ma si suda da morire e ti si appiccica addosso. Sopporti e vai avanti. In fondo speri che la gente debba solo restare a casa, a vedere il televisore o chattare, magari a giocare a scarabeo con i propri figli. Non gli si chiede tanto, eppure sembra che non abbiano capito quanto sia grave la situazione”. Infermieri e medici della rianimazione corrono da una parte all’altra per le emergenze nei vari reparti. “All’inizio di ogni turno – racconta il medico, sottoposto come altri colleghi al tampone – sei assalito da un senso di angoscia, un nodo in gola per nascondere la paura, poi respiri profondamente, metti la mascherina e ricominci”.