Le sue considerazioni, le sue denunce, nascono da una esperienza personale, fatta sul campo. Il grande “campo” della difesa dei diritti dei “senza diritto”: i rifugiati. Quel “campo” che Laura Boldrini ha vissuto in prima persona negli anni, tanti, in cui è stata portavoce in Italia dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Una sensibilità che l’ha accompagnata nella sua attività parlamentare e che ha caratterizzato anche gli anni della sua presidenza della Camera dei Deputati.

Sono trascorse due settimane dalla partenza dell’ultimo militare americano dall’Afghanistan. Da quel martoriato Paese continuano a giungere notizie raccapriccianti sulle violenze messe in atto dai Talebani…
Raccapriccianti, certamente, ma non sorprendenti. C’era da aspettarselo. Solo chi vive su un altro pianeta poteva pensare che i Talebani di oggi fossero differenti, nel loro modo barbaro di agire e nel loro pensiero oscurantista, dai Talebani degli anni’90. Non c’è nulla da stupirsi. Sarebbe stata una novità se avessero cambiato stile. In questa vicenda ci sono enormi responsabilità…

Quali e da parte di chi?
L’uscita caotica e drammatica dall’Afghanistan si basa su un accordo scellerato e anche disonorevole: quello voluto da Donald Trump per sue esigenze elettorali e non per il bene degli afghani. Questo accordo, peraltro, non gli è servito neanche a questo scopo, visto l’esito delle elezioni presidenziali. Quello di Doha è un accordo che pone anche pesanti interrogativi sul senso dell’Alleanza atlantica, della Nato. Perché se si tratta di un’alleanza, c’è da chiedersi come sia possibile che uno dei membri, senza minimamente coinvolgere gli altri, anche se azionista di maggioranza, possa prendere decisioni così importanti in solitaria. Ci vorrà una riflessione profonda su come funziona la Nato e anche sul fatto che le missioni militari falliscono. Falliscono se hanno come obiettivo sconfiggere il terrorismo, e falliscono se il loro fine è quello di esportare la democrazia. Il mondo dopo le due grandi operazioni militari in Iraq e in Afghanistan oggi è più sicuro? La risposta che io do è no. Perché c’è stato un proliferare di componenti terroristiche che si sono insediate nel territorio nonostante la presenza militare multinazionale. Se dobbiamo fare un bilancio militare dell’operazione afghana, esso è sicuramente fallimentare, visto che oltre l’eliminazione di Osama bin Laden, bisognava anche sconfiggere il terrorismo…

Invece?
L’Isis è ancora lì. Lo ha dimostrato all’aeroporto di Kabul, e molti miliziani dello Stato islamico sono stati liberati dai Talebani. L’unica cosa buona che io salverei dell’operazione in Afghanistan, perché conosco il Paese avendoci svolto molte missioni, è il fatto che nelle città c’è stato un cambiamento dei costumi, un’apertura, un maggiore accesso delle ragazze a scuole e università e anche ai posti di lavoro. Una generazione che ha creduto nei valori di libertà e di emancipazione e che si è esposta per questo, e che oggi è stata completamente tradita. Di fronte alla tragedia in atto, non sono tra quelli che dicono: l’avevo detto… Vede, io non ho mai creduto nell’operazione militare come strumento “salvifico”, attraverso il quale restituire agli afghani pace, sicurezza, democrazia, progresso, il rispetto dei diritti delle donne e delle minoranze. Quanto avrei preferito sbagliare. Purtroppo, però, la realtà dei fatti conferma, tragicamente questa convinzione. Altro che cambiamento. Nella mentalità misogina e sessuofobica di questi talebani, il corpo della donna rappresenta il diavolo, il male, e quindi, come ogni fondamentalismo, perché questo non è l’unico, ci si scaglia sul corpo della donna, a mortificarlo, a renderlo invisibile e a fare delle donne figure prive di diritti. Non esiste in natura un talebano “moderato”. Erano, sono e temo rimarranno dei fanatici oscurantisti.

Molti si sono cimentati nel valutare il nuovo governo afghano. Cosa ne pensa?
Mi vengono i brividi quando leggo quei nomi, nomi che sono noti all’antiterrorismo di tutto il mondo, figuri che hanno operato come terroristi. Mi riferisco ad Haqqani, ma anche il primo ministro Hassan è una persona che proviene da quell’ambito. Yaqoob, il figlio del Mullah Omar, ministro della difesa. Il peggio del peggio.

Per tornare alla generazione tradita. Tradita dalla comunità internazionale e in essa anche da quell’Europa che parla di solidarietà ma che non fa nulla per praticarla. È il caso dei corridoi umanitari. Che fine hanno fatto?
Non solo non si è fatto nulla ma vedo che non se ne parla neanche più dei corridoi umanitari. Se ne è discusso all’inizio, perché l’opinione pubblica era molto colpita dalle scene dell’aeroporto, con migliaia di persone disperate che volevano partire. È stato detto che si sarebbe fatto qualcosa. In realtà, non credo che ci sia mai stata la convinzione di farlo. E oggi questo tema è fuori dall’agenda politica e anche dal dibattito pubblico. Quell’impegno che si erano assunti i Paesi che avevano partecipato alla missione militare Nato, e anche l’Unione europea, paladina dei diritti umani, è stato per ora completamente disatteso.

Perché?
Perché, per restare all’Unione europea, gli Stati membri non si accordano, perché ci sono prossimamente elezioni in diversi Paesi e quindi con una visione molto miope si ritiene che dare seguito agli impegni di solidarietà espressi, possa far perdere voti. Alla fine, quello che emerge è che sono ben disposti ad aiutare i Paesi confinanti, come Pakistan e Iran, che, vorrei ricordare, hanno da decenni oltre 2,2 milioni di rifugiati, anziché fare la propria parte e avviare questi corridoi umanitari specialmente a beneficio delle persone che in Afghanistan oggi rischiano la vita. Corridoi dai Paesi confinanti, perché certo non si possono fare dall’Afghanistan. Tutti si sono concentrati sull’aiuto economico a questi Paesi anziché sulla necessità di realizzare anche corridoi umanitari. Questo è molto grave per l’Europa. Perché aveva la possibilità di riscattarsi dalla vergogna dell’accordo con la Turchia…

A proposito di questo. Il “modello turco” è stato rilanciato recentemente anche dal titolare della Farnesina, Luigi Di Maio. L’Europa continua a insistere sull’esternalizzazione delle frontiere?
Sembrerebbe proprio di sì. Ma, per l’appunto, è una visione miope oltreché moltiplicatrice di sofferenza. Ciò che andrebbe fatto è ben altro…

Cosa, presidente Boldrini?
Dare sì aiuto ai Paesi confinanti, questo è giusto, ma ciò non deve in alcun modo compromettere l’impegno per realizzare corridoi umanitari verso gli Stati membri dell’Unione europea. Perché ognuno deve fare la propria parte e non si possono scaricare su altri le responsabilità. I Paesi dell’Ue dovrebbero fare anche altre cose importanti: non rimandare indietro gli afghani che sono già presenti nel territorio dell’Unione, e che magari non hanno ottenuto in precedenza la protezione. Devono risolvere le condizioni terribili lungo la rotta balcanica, dove vivono in condizioni terribili migliaia di persone. Non possono far finta di non vedere, e lì ci sono molti afghani. Bisogna consentire l’accesso al territorio a quegli afghani che si metteranno in viaggio da soli e dare loro protezione. Va bene che si diano fondi ai Paesi confinanti, che comunque avranno il maggior peso, questo però non esclude di doversi impegnare a istituire corridoi umanitari per quelle persone che in Afghanistan rischiano di più. Least but non last, sostenere le agenzie delle Nazioni Unite e le Ong che continueranno a lavorare in Afghanistan. Questa sarebbe una “Road map” nel rispetto dei principi e dei valori su cui è fondata l’Unione europea. Se facessimo questo, riscatteremmo l’Europa e terremmo fede a quello slancio ideale dei padri fondatori.

Chi sono quelli che stanno rischiando di più oggi in Afghanistan?
Sono quelle migliaia di persone che hanno collaborato non solo con le forze militari ma anche con la cooperazione internazionale, con le Ong, con le associazioni. Sono le donne che si sono esposte e che hanno deciso di condurre delle battaglie per l’emancipazione femminile. Sono gli attivisti, sono le persone Lgtbqi, sono le minoranze etniche, che oggi rischiano la vita. Come si fa a non occuparsi di loro! Questo è veramente un tradimento. Noi abbiamo promosso quei valori di libertà e di rispetto dei diritti, salvo poi riconsegnare il Paese a chi negli anni ’90 aveva imposto il regime del terrore. Questo è imperdonabile. Non dobbiamo, ancora una volta, voltare le spalle agli afghani.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.