Una uscita di scena ‘col botto’, letteralmente. Era il piano di Donald Trump per compiere un gesto clamoroso all’uscita dalla Casa Bianca, anche se l’ormai ex presidente non ha ancora ammesso la sconfitta col rivale Democratico Joe Biden.

Secondo una ricostruzione del New York Times, il tycoon avrebbe infatti contemplato l’ipotesi di bombardare il principale sito nucleare iraniano. Il tutto sarebbe avvenuto in una riunione del 12 novembre scorso, quando ‘The Donald’ chiamò a raccolta i suoi principali consiglieri nello Studio Ovale per capire se fosse possibile un attacco missilistico contro il regime di Teheran. 

Una data non scelta a caso: il giorno prima infatti l’Agenzia internazionale per l’energia nucleare aveva denunciato che le scorte di uranio accumulate nell’impianto di Natanz erano arrivata ad essere 12 volte superiori il limite consentito dall’accordo nucleare firmato anni fa da Barack Obama, accordo poi stracciato da Trump.

Uno scenario complicato ma non ancora critico: se da una parte le due tonnellate e mezzo stimata dall’AIEA sono sufficienti per la produzione di due bombe atomiche, dall’altra il processo di arricchimento dell’uranio prevede tempi lunghi, almeno sette mesi. 

Anche per questo, secondo la ricostruzione del Nyt, tutti i presenti (il vicepresidente Mike Pence, il segretario Stato Mike Pompeo, il nuovo segretario alla Difesa ad interim Christopher Miller e il generale Mark Milley, presidente del Joint Chiefs of Staff) alla riunione indetta da Trump hanno sconsigliato l’ipotesi bombardamento, evidenziando al presidente che una simile condotta potrebbe provocare un conflitto di ben altra scala. Restano sul tavolo però possibili alternative come sanzioni economiche o attacchi più ‘subdoli’, di tipo informatico, per fermare l’attività nucleare iraniana.