Ora se ne sono accorti pure loro – i grillini – che il blocco praticamente di tutte le opere pubbliche e delle grandi opere, che va avanti da anni, non è un vantaggio per l’Italia. È una cosa molto positiva che se ne siano accorti. Il problema è che per diversi decenni, prima i loro predecessori (girotondi vari, popoli viola, partiti di magistrati, travaglisti e pre-travaglisti)  e poi loro 5 stelle, hanno paralizzato l’economia italiana: e il conto che ora bisogna pagare è altissimo.

Il viceministro alle infrastrutture Cancelleri, che è un esponente dei 5 Stelle, si è deciso a chiedere che per cinque anni sia sospeso il Codice Anac almeno per cinque grosse opere pubbliche. E che sia invece utilizzato il cosiddetto Codice-Genova, e cioè la deroga in base alla quale è stato possibile risparmiare due anni e mezzo nell’inizio dei lavori per il ponte che dovrà sostituire il ponte Morandi. Il viceministro e i Cinque stelle si sono resi conto di quale sia la differenza – in termini di economia e di “vivibilità” – tra impiegare sei mesi o tre anni per superare i codicilli e avviare i lavori. Non saprei quantificare il risparmio realizzato con il nuovo Ponte Morandi, sospendendo il codice Anac, ma a occhio e croce possiamo parlare almeno di mezzo miliardo nel costo dell’opera e di diversi miliardi nell’efficienza dei trasporti che passano per la Liguria. È chiaro che il danno per la Liguria provocato dall’assenza di quel ponte è molto alto, e che ogni anno di ritardo pesa sull’economia di tutta la regione.

Poi, se vogliamo occuparci anche del resto dell’Italia, scopriamo che ammonta a circa 120 miliardi il valore delle opere bloccate dal codice Anac. Non so se capite cosa vuol dire per un paese moderno, che fa parte dell’Europa, che vive nella globalizzazione, che è dentro il mercato, che utilizza fondi europei, vedere bloccati 120 miliardi di lavori. E non so se gli economisti siano in grado di calcolare quale è il danno di questo blocco e quale sarebbe stato il vantaggio , in termini di Pil, se non ci fossimo autostrangolati coi codici anti-corruzione. Probabilmente il danno può essere quantificato in più di mille miliardi, e in termini di Pil possiamo parlare almeno di due o tre punti di Pil sfumati.

Nel 1992, quando iniziò l’ubriacatura giustizialista guidata dalla Procura di Milano, alcuni economisti dicevano che la nostra era la quinta potenza industriale al mondo, altri dicevano che era la quarta e che aveva scavalcato sia la Francia sia la Gran Bretagna. Io all’epoca facevo già il giornalista, e me li ricordo bene quei tempi. I politici di oggi sono in gran parte molto giovani, allora erano bambini. Se glielo dici, forse non ci credono che davanti a noi c’era sola la potenza degli Stati Uniti e quella del Giappone e della Germania appena unificata. ma era così.

Ora siamo scesi giù giù in classifica, ci avviamo verso il decimo posto, la crescita del nostro Pil è in fondo alla graduatoria europea, siamo pronti ad essere i primi tra i paesi occidentali a entrare in recessione, lo sviluppo economico del paese è bloccato – crisi o non crisi – da un quarto di secolo.

A chi dobbiamo dire grazie? Quando ci accorgeremo che l’onda del giustizialismo fondamentalista ha provocato più danni di qualunque altra cosa. Che ha indebolito fortissimamente la nostra industria, che ha spazzato via la forza dei sindacati, che ha messo alle corde i lavoratori? Oggi noi abbiamo un paese dove i capitalisti sono più fragili e impauriti e i lavoratori godono della metà dei diritti di cui godevano all’inizio degli anni novanta. Però abbiamo la soddisfazione di vedere entrare in Parlamento eserciti di ragazzotti che gridano Honestà senza avere la minima idea di cosa stavano combinando.