Ieri è iniziata la discussione sul bilancio di previsione 2020-2022 del Comune di Napoli. O, meglio, avrebbe dovuto prendere il via, ma la prima seduta fissata per ieri è stata sospesa perché non si è raggiunto il numero legale di consiglieri. Il disavanzo da recuperare nel 2020 è di quasi 168 milioni di euro composto da varie voci, a seconda della norma di legge da applicare. E il documento contabile somiglia tanto a un’utopia. «Si tratta di una cifra enorme, di difficilissima realizzazione – spiega Michele Saggese, ex assessore al bilancio del Comune di Napoli – Infatti le coperture previste per colmare questo disavanzo sono le “solite”, ovvero vendite immobiliari (quest’anno per circa 62 milioni di euro), una parte delle entrate correnti (47 milioni di euro che pertanto non potranno essere utilizzati per pagare le spese correnti come si è soliti fare) e in più si prevede di vendere quote di aziende comunali per 26 milioni di euro (cifra assolutamente non in linea con il mercato). È una previsione lacrime e sangue, oltre che assolutamente fantasiosa, basata su dati di fatto che incontrovertibilmente non si sono mai realizzati negli ultimi dieci anni».

A questa enorme mole di denaro va aggiunto il mutuo stipulato per coprire l’anticipazione di cassa di 500 milioni di euro. Per cui le risorse a disposizione si riducono ancora di più con l’aggravante che il prossimo sindaco non potrà fare affidamento sull’anticipazione di cassa già interamente utilizzata da questa amministrazione. Il disavanzo totale di Palazzo San Giacomo è di due miliardi e 613 milioni di euro. Per cui anche se si realizzasse il libro dei sogni – e cioè si vendessero circa 62 milioni di euro di immobili – questi servirebbero a coprire solo il 2020, senza dimenticare che nel 2019 sono stati venduti immobili per soli 1,2 milioni di euro. «Per risanare l’intero disavanzo non basterà vendere tutto il patrimonio immobiliare del Comune e tutte le aziende comunali – sottolinea Saggese – Perché il valore totale di questi beni è di gran lunga inferiore ai 2,6 miliardi. Ecco perché anche vendendo tutto quel che c’è da vendere non si risanerebbe definitivamente il bilancio e non resterebbe da fare altro che dichiarare il dissesto».

E anche la lotta all’evasione per la giunta arancione è stata l’ennesimo fallimento. «Relativamente alle risorse per il recupero dell’evasione tributaria – dice l’ex assessore Saggese – sono stati indicati circa 122 milioni di euro. Ebbene vale la pena di ricordare che, nel corso del 2019, a fronte di 114,9 milioni di euro indicati in questa voce, sono stati incassati soltanto 1,3 milioni di euro. Vale a dire meno dell’1%». Secondo la previsione di bilancio nel 2021 il Comune di Napoli riuscirà anche a incassare la stessa somma dovuta all’imposta di soggiorno che ha incassato nel 2019, anno del boom turistico. Ma questa ipotesi è realistica? «Appare del tutto evidente che la somma imputata a bilancio non sarà realizzata per il banale motivo che il turismo è in profondissima crisi – risponde Saggese – tale da ridurre a pochissimi euro l’incasso per la tassa di soggiorno nel 2020 E il 2021 no si preannuncia migliore».

Palazzo San Giacomo è anche convinto di riuscire a ricavare introiti dalle tasse pagate dai cittadini, tasse che sono già adesso al massimo: in questo momento di crisi, quanti napoletani riusciranno a pagare? E il Comune come affronterà questa situazione? «Lo dico da tempo e con profondo rammarico. Non si può fare altro che dichiarare il dissesto. Solo così potranno essere rimessi in piedi i servizi pubblici a favore dei cittadini. Questa agonia non fa altro che danneggiare proprio i cittadini – afferma Saggese – Il nuovo sindaco dovrebbe prendere atto della situazione finanziaria dell’ente. E continuo a dire non sarebbe una tragedia per le aziende napoletane perché ce ne sono pochissime tra i fornitori del Comune».

Eppure, nonostante il documento presentato dalla giunta arancione faccia acqua da ogni parte, i revisori dei conti, alla fine, hanno dato parere positivo al bilancio evidenziando che gli interventi del Comune dovranno essere «tempestivi e adeguati». «Il collegio dei revisori evidenzia numerosissime criticità e rilievi. Sono tali e tante che non si capisce bene sulla base di quale ragionamento, alla fine, arrivi il parere positivo al bilancio – conclude Saggese – Credo che si siano assunti una bella responsabilità. In ogni caso hanno indicato correttivi e adempimenti da porre in essere per rendere il bilancio più sostenibile. Ma mi pare che lo abbiano fatto praticamente sempre negli ultimi dieci anni senza mai essere ascoltati. Auguriamoci che questa si la volta buona».