Continua a salire l’elenco delle persone sospese dal Dap per i pestaggi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020. Dopo i 52 tra dirigenti e agenti sospesi perché oggetto di misura cautelare da parte del gip sammaritano Sergio Enea, su richiesta dell’Ufficio inquirente coordinato dal procuratore Maria Antonietta Troncone, sono stati emessi ulteriori 25 provvedimenti: tra questi figurano anche i due vice direttori del carcere e il vice comandante della Polizia Penitenziaria.

Il segnale che l’inchiesta sulla mattanza avvenuta ai danni dei detenuti di Santa Maria Capua Vetere è soltanto agli inizi. L’altro segnale di attenzione da parte del Ministero della Giustizia arriva dall’invio degli ispettori nella casa circondariale casertana: a guidare la commissione ispettiva sarà Gianfranco De Gesu, direttore generale detenuti e trattamento.

Obiettivo della commissione sarà quello di ricostruire quanto accaduto il 6 aprile scorso, quando agli agenti venne dato il via libera per pestare senza pietà i detenuti del reparto Nilo che il giorno precedente avevano protestato a seguito dell’emergere di un caso di positività al Covid tra gli ospiti del carcere.

Ma andrà fatta luce anche sul perché 65 agenti che parteciperanno alle violenze siano rimasti in servizio nello stesso istituto carcerario e non sono ancora stati spostati da Santa Maria Capua Vetere, un caso oggetto anche di una interrogazione parlamentare al ministro Cartabia. 

L’EX DAP BASENTINI: “MAI AVALLATE VIOLENZE” – “Sono stato io a consegnare ai magistrati copia delle mie conversazioni in chat con il provveditore della Campania Antonio Fullone. Dire che sapessi quello che era avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è pura follia”. 

Si difende così Francesco Basentini, ex direttore del del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria quando i detenuti del carcere casertano furono sottoposti a pestaggio. In una intervista al Corriere della Sera Basentini ricorda che “in quel periodo noi eravamo in contatto costante con via Arenula, facevamo riunioni continue anche con i sottosegretari. Non abbiamo mai sottovalutato nulla. Il provveditore Fullone mi teneva costantemente aggiornato sulle situazioni di maggior rischio, come appunto Santa Maria Capua Vetere. Mi informò che il 5 aprile un gruppo di 50 detenuti si era barricato all’interno di un reparto. Mi disse che aveva avviato un dialogo ed effettivamente riuscì a tenere la situazione sotto controllo. Il giorno successivo mi inviò il messaggio per informarmi che avevano proceduto a una perquisizione straordinaria”, aggiunge Basentini

Fullone “riteneva indispensabile” entrare nelle celle “per riportare la calma e dare un segnale al personale. Fullone era ritenuto uno dei provveditori più bravi e competenti, io mi fidavo. Nei messaggi non vi è alcun riferimento alle azioni violente fatte dagli agenti intervenuti. Come ho già detto si trattava di un funzionario di grande livello che conosceva perfettamente la situazione. E proprio perché c’era uno stato di massima allerta approvai la scelta di fare la perquisizione. Ma davvero si può credere che io avrei potuto avallare una cosa del genere?”, spiega l’ex numero uno del Dap. 

“Se avessi avuto informazioni su quello che era successo – conclude Basentini – non avrei esitato a disporre provvedimenti cautelari a carico dei responsabili, come avevo fatto su episodi analoghi avvenuti nel carcere di San Gimignano qualche mese prima”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia