Nei giorni scorsi il Presidente Mattarella ha commentato con un silenzio assoluto le notizie che alcuni (pochi giornali) hanno riportato sullo sfacelo della giustizia italiana. Le riassumo. Il procuratore generale della Cassazione ha perso il cellulare (contemporaneamente al procuratore di Milano) e così la procura di Brescia non ha potuto accertare cosa ci fosse scritto nei messaggi che i due si scambiarono – probabilmente – a proposito della Loggia P2.

Il Consiglio di Stato, per la seconda volta in pochi mesi, ha accusato il Csm di fare le nomine ai più alti incarichi della magistratura violando le regole. In sostanza ha fatto capire che al Csm le regole sono sostituite dai rapporti di forza tra le correnti e dai giochi di potere. Il Consiglio di Stato ha dichiarato decaduto il Presidente della Cassazione e la sua vice, cioè i vertici della magistratura. Decapitata. Il Csm, con un vero e proprio golpe, ha violato la sentenza e ha rimesso in sella i due abusivi. Mattarella è il presidente del Csm. Il suo silenzio è stato impressionante.

La ministra Cartabia ieri ha presentato la relazione sullo stato della giustizia anno 2021. Relazione molto seria e difficilmente discutibile su molti punti. Incredibilmente omissiva sulla questione centrale: lo stato di coma nel quale si trova la magistratura e la separazione ormai irreparabile tra magistratura e giustizia. Domani si apre l’anno giudiziario. Si aprirà con il discorso ufficiale di un magistrato che il Consiglio di Stato ha dichiarato abusivo. Non era mai successo. Credo mai in Occidente. Signori miei, sembra davvero di stare in Sudamerica. Meglio: nel Sudamerica di una trentina di anni fa. E in questo sfacelo domina il silenzio delle massime istituzioni.

Molti, oggi, pregano Mattarella di accettare un rinnovo dell’incarico al Quirinale. Perché? È stato un buon presidente? Può darsi. Di sicuro è stato il Presidente che ha portato in silenzio allo sfacelo totale la giustizia italiana. Che oggi è solo il luogo dove si violano le regole impunemente e si esercita ogni tipo di sopraffazione. Mattarella e Cartabia sono colpevoli di questo sfacelo? Forse non direttamente, però sicuramente c’è un “concorso esterno…”

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.