Lo choc del giorno dopo sembra assorbito. Per ora almeno. E in attesa del vertice politico che Giorgia Meloni ha chiesto agli “alleati” perché “non si può definire coalizione una somma di forze politiche che hanno rispetto al governo tre posizioni diverse”. Lapalisse non avrebbe potuto essere più chiaro. Il problema c’è, esiste, è grosso come una casa ma par di capire che, per dirla con le parole di un senior senatore leghista, “fino al Quirinale lo schema non cambia”. O meglio, cambierà certamente l’agenda della Lega: “Basta green pass, vaccini e cose del genere, gli italiani vogliano sapere di lavoro, crescita, sviluppo, inflazione, politiche sulle materie prime, rincaro energetico”. Il vertice politico del centrodestra chiesto da Meloni potrebbe avvenire in settimana visto che Berlusconi è arrivato ieri sera a Roma.

C’erano tre banchi di prova ieri per misurare la temperatura della maggioranza: l’informativa del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sulla gestione dell’ordine pubblico nelle piazze di Roma, Milano e Trieste; l’esame nel Consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio, i saldi della legge di Bilancio 2022, la prima di Draghi; i contatti Pd-Lega per mettere mano ad una nuova legge elettorale. Nessuno dei tre ha rilevato scossoni degni di nota. “Segno – per dirla con un senatore Pd fedelissimo del segretario, unico vero vincitore della contesa autunnale – che non si muove paglia fino all’elezione del Capo dello Stato”. Il che non vuol dire che la maggioranza marcerà unita e compatta fino ad allora. O che la promessa di Letta – “il governo Draghi deve andare avanti e lavorare alla messa a terra del Pnrr” – sia scritta sulla pietra. Anzi, Enrico Letta – che ieri ha “esordito” a Montecitorio tra gli applausi – avrà il suo bel da fare da qui a febbraio a tenere a bada gli istinti di una parte di Pd che vorrebbe andare a votare. Se Lega e Fdi avessero voluto mandare segnali di grandi manovre avrebbero gestito in modo diverso la giornata.

L’unico tremore è arrivato intorno alle 16 quando si è diffusa voce di una conferenza stampa di Giorgia Meloni “per presentare la mozione di sfiducia contro il ministro Lamorgese”. L’idea gira dall’estate ma Fdi non ha le firme necessarie e se qualcuno della Lega partecipa alla mozione, o esce dal partito o il partito esce dalla maggioranza. Falso allarme: Meloni doveva lamentarsi degli agguati giudiziari e del fatto che ieri su alcuni giornali il suo nome fosse indebitamente finito negli articoli dell’ex commissario Arcuri indagato per le mascherine. Il fronte più caldo doveva essere quello dell’ordine pubblico. E il “processo” che ormai va avanti da mesi alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese circa la sua presunta “incapacità e inadeguatezza” che, dopo migranti, sbarchi e rave party, sarebbe arrivata al culmine della tolleranza politica dopo quello che è successo nelle piazze in questi ultimi dieci giorni. Il Viminale è stato accusato nei giorni scorsi da Giorgia Meloni di “eversione” perché l’assalto alla Cgil sarebbe stato “accompagnato” e “coperto” per poi scatenare a una settimana dal voto il tema dell’antifascismo. Un Viminale “schizofrenico”, per Salvini, “che usa il guanto di velluto con quelli di Forza Nuova e gli idranti contro lavoratori seduti in terra a pregare”.

La ministra ha spiegato e convinto con un’informativa di circa un’ora come sono andati i fatti. In questi giorni e in questi due anni: circa seimila manifestazioni sui temi della pandemia da febbraio 2020 al 18 ottobre 2021; 1526 tra il 22 luglio e il 18 ottobre marzo e “solo in 52 ci sono stati problemi”. Sia nel governo Conte 2 che nel governo Draghi, la maggioranza politica ha condiviso che “ci doveva essere massima tolleranza, cioè assetto di contenimento, in quelle piazze dove si riversava il disagio, il dolore, lo spaesamento di un intero paese travolto dalla pandemia”. E’ stato “uno sforzo di equilibrio molto difficile di cui dobbiamo ringraziare tutte le forze dell’ordine”. Il 9 ottobre a Roma è stata sottovaluta la presenza dei manifestanti: ne erano attesi 3-4 mila, “erano invece il triplo”. Le forze in campo erano sottodimensionate, meno di mille agenti. Da qui nascono “quegli angoscianti 8 minuti in cui c’è stata l’irruzione dentro la Cgil”. Tutto qua: nessuna copertura, nessun infiltrato. Una sottovalutazione. Può capitare in un mestiere difficile come quello dell’ordine pubblico. Sottovalutazione che a maggior ragione non c’è stata a Trieste dove “i portuali avevano ormai perso il controllo della protesta e stavano arrivano no vax dall’Europa dell’est”. Quel porto andava sgomberato subito.

Fratelli d’Italia e Lega hanno continuato anche ieri ad attaccare il ministro. Non potevano fare diversamente. Fa parte del copione. Alla Camera non è però intervenuta Meloni. E Salvini continua a sparare a salve: se volesse fare sul serio, darebbe il via alla mozione di sfiducia. Cosa che spaccherebbe del tutto il centrodestra visto che ieri Forza Italia ha invece difeso l’operato del ministro. Archiviato il caso Lamorgese, in serata il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di Bilancio (Dpb): una manovra da 25 miliardi di cui 8 per il taglio dell’Irpef. E’ stato rifinanziato ma fortemente corretto il reddito di cittadinanza. Sulle pensioni Quota 102 e Quota 104 prenderanno il posto di Quota 100. La Lega ha mantenuto alcune “riserve politiche” ma ha votato. Siamo ai saldi della Manovra. Per quella se ne riparla la prossima settimana. La maggioranza va. E Draghi sa di non poter perdere neppure un minuto.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.