Sono finiti i “laici” al Csm: la Sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli chiede “aiuto” alla Cassazione. Saranno le Sezioni unite di piazza Cavour a decidere se i laici Stefano Cavanna, Lega, e Michele Cerabona, Forza Italia, potranno giudicare Ferri. Il giudice toscano, con le sue istanze di ricusazione, ha dunque mandato in tilt la sezione disciplinare del Csm, realizzando il “corto circuito istituzionale” anticipato dal Riformista lo scorso 22 luglio. Il deputato di Italia viva, già leader di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe, aveva presentato istanza di ricusazione di tutti i componenti del Csm. Ferri, dopo la pubblicazione dei colloqui registrati con il trojan inoculato nel telefono dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, era finito sotto procedimento disciplinare.

In particolare, durante il celebre dopo cena all’hotel Champagne di Roma, avvenuto il 9 maggio dello scorso anno, in compagnia di cinque consiglieri del Csm poi dimessisi, Ferri avrebbe, secondo la Procura generale della Cassazione, posto in essere «un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei togati del Csm». Per il pg della Cassazione Giovanni Salvi si sarebbe trattato di «influenzare, in maniera occulta, la generale attività funzionale del Csm, condizionando l’esercizio di funzioni costituzionalmente garantite, quali la proposta e la nomina dei capi degli uffici giudiziari». Ferri aveva sostenuto fin da subito che il procedimento disciplinare nei suoi confronti non si sarebbe potuto celebrare davanti all’attuale Csm in quanto i consiglieri erano stati individuati come «soggetti attivi/parti offese dalle condotte» tenute dai partecipanti all’incontro all’hotel Champagne. E poi ci sarebbero state «indebite anticipazioni del giudizio» come, ad esempio, quella del togato del gruppo di sinistra Area Giuseppe Cascini. «L’unica vicenda che mi pare assimilabile a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2», disse in Plenum l’ex aggiunto della Capitale. «Il coinvolgimento di molti magistrati nella loggia massonica segreta assestò un durissimo colpo alla credibilità e all’immagine della magistratura», aggiunse Cascini, sottolineando che all’epoca «i magistrati furono immediatamente destituiti. Oggi si chiede a noi analogo sforzo di orgoglio e coraggio, abbiamo il dovere di reagire con fermezza».

«Nessuno prese posizione, nessuna dissociazione dalla gravità della affermazione», ha riportato Ferri a tal riguardo nell’istanza di ricusazione. Composto il collegio disciplinare con i togati subentrati dopo il 9 maggio 2019, a seguito delle dimissioni di quelli che avevano partecipato al dopo cena, e quindi non direttamente coinvolti nelle “trame” di Ferri, non è stata possibile analoga sostituzione per i laici. Gli attuali componenti della Sezione sono sempre gli stessi di allora. E quindi anche Cavanna e Cerabona. Le norme prevedono che il giudice ricusato non possa decidere della propria ricusazione e che, soprattutto, si debba rispettare il principio della proporzione laici/togati. “Togliere” due laici per mettere due togati non è possibile.

Relatore dell’ordinanza che ha deciso di rimettere il giudizio finale sulla presenza o meno nel collegio di Cavanna e Cerabona alle Sezioni unite della Cassazione è stato il togato Antonio D’Amato. Si tratta di «ricusazione di un numero di componenti superiore ai supplenti». Il Csm, per fare un paragone, è adesso come l’allenatore di una squadra che fra ammoniti ed infortunati non è in grado di mettere in campo la formazione. Il collegio che ha deciso di rimettere la decisione alla Cassazione era molto “davighiano”, con tre componenti su sei iscritti al gruppo dell’ex pm di Mani pulite: Nino Di Matteo, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe. Il Csm, in attesa della pronuncia della Cassazione, ha sospeso il procedimento a carico di Ferri che doveva iniziare il prossimo 15 settembre. Alla Cassazione, i cui vertici sono stati recentemente rinnovati, il compito di uscire dal cul de sac. O si supera la ricusazione di Cavanna e Cerabona o il procedimento a carico di Ferri dovrà essere sospeso fino al 2022, anno in cui si voterà per il rinnovo del Csm.

Ferri, raggiunto telefonicamente in serata, ha dichiarato al Riformista: «E’ un passo importante che va nella direzione di una corretta applicazione delle regole». «Anche nei procedimenti disciplinari si deve garantire la terzietà e l’imparzialità di chi decide nel rispetto del giusto processo e del diritto di difesa di ogni cittadino del nostro Paese», ha poi aggiunto.