“Ogni volta che all’ordine del giorno ci sono i conti del Comune si rinnova questo teatrino paradossale, che ormai ha raggiunto livelli indegni per una grande città come Napoli. Un teatrino nel quale tutte le comparse, con poche eccezioni, hanno credibilità pari a zero. Il Comune di Napoli è sostanzialmente fallito dal 2012, quando si chiuse l’analisi straordinaria che disposi e la Corte dei Conti della Campania chiese la dichiarazione di dissesto. Da allora si sono susseguite una serie di rappresentazioni teatrali che hanno permesso attraverso leggi e leggine, anche a forze politiche che sulla carta erano strenue oppositrici del sindaco de Magistris, di salvare ripetutamente questa amministrazione. E siccome non esistono pasti gratis, tutto questo lo pagano i cittadini e le imprese”.

Riccardo Realfonzo, economista, docente universitario ed ex assessore della prima giunta de Magistris, non vede altra soluzione per il futuro della città: “Serve un atto di chiarezza e di verità, tecnicamente necessario e giuridicamente obbligatorio: la dichiarazione di dissesto”. Come a voler tracciare una linea. “Dietro c’è tutto il passato, che è vicenda che va risolta attraverso procedure di carattere commissariale, e dall’altra parte c’è il futuro. Questo significa permettere a una nuova amministrazione di ripartire da zero”. Per chi governerà Napoli nel prossimo futuro non si prospettano sfide semplici, l’economia della città è stata messa in ginocchio dalla pandemia e il bilancio dell’amministrazione comunale è disastroso. Come si farà ad amministrare Napoli? “Facendo tutto ciò che era già necessario fare, che si sapeva di dover fare e che non è stato fatto” risponde Realfonzo. “Per amministrare Napoli – aggiunge – occorreva, e in futuro occorrerà ancora di più, fare riforme, anche molto incisive. Occorrerà riorganizzare lavoro e uffici, premiare le competenze e riorganizzare le società partecipate che continuano ad essere, ancora oggi, macchine di consenso e di sprechi, utilizzare efficacemente i fondi europei. Inoltre, bisognerà fare una lotta senza quartiere a tutte le malversazioni e allo sfruttamento dei beni pubblici a cui assistiamo quotidianamente”. Realfonzo fa riferimento all’attuale gestione del patrimonio immobiliare della città.

“Altrove il patrimonio immobiliare è una ricchezza, per il Comune di Napoli è un peso. Occorrerebbe fare piena luce sulle assegnazioni, sui costi delle manutenzioni, sulla incapacità di dismettere gli immobili, sul livello dei canoni relativi a immobili di pregio, sugli abbandoni e sugli sprechi”. Occupazione impropria del suolo pubblico, diffuso abusivismo, evasione fiscale sono per Realfonzo le altre piaghe della città su cui l’amministrazione di de Magistris non ha saputo intervenire: “Tutto questo andava combattuto con la riorganizzazione degli uffici e in alcuni casi anche l’individuazione di task force, invece si prosegue in questa condizione di perenne crisi economica e sociale, di perenne rosso delle casse comunali, e c’è chi se ne approfitta” dice con l’amarezza di chi queste proposte le aveva prospettate nero su bianco al sindaco. Ma ora invertire la rotta si può?

“Sì, a patto che Napoli diventi una capitale della legalità, in cui la lotta a sprechi e malversazioni venga fatta col massimo rigore, senza sconti, in difesa degli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini e delle nostre imprese. De Magistris ha tradito il movimento rinnovatore di intellettuali e semplici cittadini che lo portò nel 2011 al Comune. Allora c’era un programma all’insegna della legalità, della trasparenza, del chiudere con un passato fatto di politiche clientelari, che diceva di no anche alla sete di potere dei partiti politici che più di una volta hanno messo in secondo piano gli interessi della città in cambio di accordi di livello nazionale” osserva Realfonzo da testimone diretto della prima campagna elettorale del sindaco. E per il futuro, l’economista auspica “non un uomo solo al comando, né un sindaco calato dall’alto da questo o quel partito politico, nessun nome ad effetto ma senza sostanza, bensì una giunta di persone determinate, capaci di percorrere la strada delle riforme incisive e sostenute da una cittadinanza attiva e consapevole”.