L’incubo di Mario Bruno, 38 anni e Angela De Angelis, 28 anni è iniziato quando gli sono stati tolti i loro 5 figli. Non avevano soldi e non potevano mantenerli. Poco dopo  sono rimasti anche senza la loro casa. E da allora per un mese e mezzo hanno dormito nella loro auto malandata, in strada, potendo contare solo sull’aiuto dei concittadini. “Restate a casa”, dice il Governo, ma Anna e Mario non sanno cosa fare e si rifugiano nell’auto senza ruote e con i vetri rotti parcheggiata a Ponticelli, vicino a dove abitavano. Poi una sera qualcuno lancia l’allarme con una diretta su Facebook e subito è scattata la gara di solidarietà.

Anna e Mario hanno 5 figli: il più grande ha 9 anni, il più piccolo 1 anno e mezzo. Lei casalinga, lui raccoglie il ferro e lo rivende. “Il ferro va a 5 centesimi al chilo, con 4 quintali arrivo a guadagnare 20 euro. E poi con l’emergenza Coronavirus in strada non ci sono più potuto andare. Con quello che avevo o compravo da mangiare o pagavo l’affitto. E così siamo rimasti senza nulla”. Anna, invece, riceveva il Reddito di Cittadinanza ma quando il Tribunale ha stabilito che il figlio più piccolo dovesse andare in affidamento alla nonna, il contributo dello Stato non è più arrivato. “Siamo arrivati ad avere 4 mensilità dell’affitto da pagare, il padrone di casa ci ha cacciati. Siamo finiti in una scuola abusiva e anche lì ci chiedevano soldi. Non ce l’abbiamo più fatta a dare da mangiare ai nostri figli e così ce li hanno tolti”, racconta Mario con la voce rotta. “Scalerei montagne pur di riavere i miei figli”, dice Anna in lacrime.

Alla giovane coppia è rimasto solo il loro amore che li ha tenuti legati anche nelle difficoltà. Nel momento più buio, una notte, qualcuno è andato a bussare alla carcassa della loro auto-casa. Un appello su Facebook ha iniziato a girare di social in social ed è stato intercettato da Filomena Cramagnuolo, una casalinga che abita a Corso Garibaldi. “Mi è subito venuto in mente che mio cugino Vincenzo ha una casa vacanze che in questi giorni è rimasta completamente vuota per l’emergenza. Così gli ho chiesto se poteva ospitare i due ragazzi”. Nel giro di 24 ore Anna e Mario sono entrati nella casa che Vincenzo Solombrini ha messo loro a disposizione. “La casa era vuota – racconta Vincenzo – Non era giusto che noi stavamo a casa al caldo e i ragazzi dovevano stare in strada al freddo”. La giovane coppia così è entrata in casa e tutto il quartiere ha cominciato a portare loro la spesa, detersivi, saponi, cibo e vestiti.

Filomena, insieme alla sua famiglia, ha anche organizzato una raccolta fondi per riuscire ad aiutare i ragazzi a rimettersi in piedi. La notizia è passata di bocca in bocca e sono riusciti a mettere insieme una piccola somma di denaro. E la solidarietà continua. “Anche alle Case Nuove ci stanno dando una mano – racconta Filomena – Francesco Russo, figlio, fratello e cugino dei 3 dispersi in Messico qualche anno fa, ha iniziato a raccogliere buste della spesa piene di cibo da donare. Nonostante il loro dolore stanno continuando a donare. Alcune persone mi hanno anche contattata per offrire a Anna e Mario un lavoro. Domani abbiamo un appuntamento per un colloquio così che possano avere un contratto e riprendersi i loro figli”.

“Ci siamo trovati solo queste persone al nostro fianco – dicono Anna e Mario commossi – Il quartiere per noi è diventato veramente una famiglia. Noi non possiamo ricambiare. Amiamo queste persone perchè ci hanno davvero salvati”. Le persone del quartiere fanno di tutto per cercare di aiutare la giovane coppia. “Specialmente in questo periodo in cui tante persone muoiono per il Coronavirus, penso che ci dobbiamo volere ancora più bene ed essere affiatati. Facciamo del bene che poi verremo ricambiati”, dice Filomena. “Fa sempre bene dare una mano alle persone che ne hanno bisogno”, le fa eco Vincenzo.

Anna e Mario ringraziano calorosamente il quartiere e lanciano un appello al sindaco di Napoli: “Non c’è bisogno che queste persone del quartiere fanno una cosa del genere, dovresti pensarci tu a noi. Non ce la facciamo più. Dobbiamo stare in quarantena, ma come facciamo a stare in quarantena se non abbiamo una casa?”