Nella notte, è scattata un’operazione tra Area Marina Protetta e Capitaneria di Porto di Napoli, che hanno catturato una banda di pescatori colti in flagranza di reato mentre immergevano un sub adibito alla pesca dei ricci di mare. I tre individui, sono stati intercettati nella notte, quando poco dopo la mezzanotte sono stati visti arrivare nella zona del Parco Sommerso della Gaiola a bordo di una lancia nera. E’ stata quindi immediatamente allertata la sala operativa della Capitaneria di Porto di Napoli, che ha prontamente inviato una motovedetta sul posto, sorprendendo la banda di pescatori in flagranza di reato.

Il tentativo di disfarsi delle prove

I tre, non appena resisi conto di essere stati colti sul fatto, hanno subito tentato di disfarsi degli attrezzi da pesca e del pescato, abbandonando tutto sul fondo del mare. La merce è stata poi prontamente recuperata dai subacquei dell’AMP e il pescato liberato nel suo habitat. Erano circa 500 i ricci che la banda di pescatori aveva raccolto fino a quel momento prima dell’arrivo della motovedetta. Il sub, che vantava già dei precedenti penali, è stato successivamente denunciato presso la Procura della Repubblica di Napoli e il natante è stato sequestrato. Infatti, la legge del 6/12/1991, n. 394, sull’istituzione e la gestione delle Aree Marine Protette, punisce queste condotte illecite con l’arresto fino anche a sei mesi.

La specie dei ricci pescati

Il Paracentrotus lividus, detto anche “riccio femmina“, è una specie protetta inserita nell’Annesso III del Protocollo SPAMI, ed è considerata una “specie che necessita di una gestione oculata” e la cui pesca in Italia è vietata nelle Aree Marine Protette, oltre ad essere regolamentata, fuori dalle AMP, dal Decreto Ministeriale del 12/01/ 1995. Nei mesi di maggio e giugno, ne è particolarmente vietata la raccolta anche all’esterno delle AMP per fermo biologico atto a consentire la riproduzione della specie.

I danni provocati

Questo tipo di pesca illegale, provoca serie conseguenze all’interno del sistema ecologico costiero: oltre infatti ad incidere in maniera drastica sulla popolazione di questa specie nell’area, provoca anche dei danni sull’intera catena alimentare, facendo nascere un depauperamento biologico nelle aree oggetto del saccheggio. Questa attività illecita, sta purtroppo crescendo negli ultimi anni a causa della crescente richiesta di tale merce dal mondo della ristorazione. Si pensi che per la realizzazione di un singolo piatto di spaghetti ai ricci di mare, sono necessari dai 15 ai 20 ricci, ciò vuol dire che si tratta di una pietanza totalmente insostenibile, che sta alimentando questa criminalità nei nostri mari.