Duemila anni di storia sfregiati per volere della camorra. E due miliardi di euro non incassati per l’incapacità di chi ha amministrato la città negli ultimi anni. È un triste bilancio per Napoli. L’ennesimo. La cronaca politica e giudiziaria delle ultime ore ha messo i cittadini di fronte a numeri che lasciano a dir poco interdetti. Partiamo dal dato politico. Ieri, durante la seduta del Consiglio comunale dedicata al Patto per Napoli, l’assessore comunale al Bilancio, Pierpaolo Baretta, ha illustrato i risultati di una serie di accertamenti svolti sulla situazione economica e finanziaria ereditata dalla precedente amministrazione.

«Il Comune di Napoli vanta oltre 800 milioni di crediti verso i cittadini per multe non pagate e oltre 700 milioni di euro di Tari non riscossa. Sono circa due i miliardi complessivi di crediti e credo che sia un dato per difetto», ha affermato l’assessore. Lo studio della situazione finanziaria è stato compiuto in vista della sottoscrizione dell’accordo con il Governo per accedere ai sostegni previsti dallo Stato nell’ultima Finanziaria. Il famoso Patto per Napoli, che il sindaco Gaetano Manfredi firmerà con il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Una firma che sta slittando per i ritardi di Palermo e Reggio Calabria, città che con Napoli e Torino beneficeranno del contributo. Un accordo che prevede, nell’arco del prossimo ventennio (2022-2042), l’erogazione di circa un miliardo e 300 milioni di euro che lo Stato verserà al Comune di Napoli in cambio di un impegno da parte dell’amministrazione a recuperare risorse proprie per un quarto della cifra, e dunque per circa 308 milioni di euro.

Come? Nella seduta del Consiglio comunale, in cui gli unici a non votare a favore dell’ordine del giorno, e cioè al mandato affinché Manfredi proceda con il Salva-Napoli, sono stati Antonio Bassolino e Alessandra Clemente, si è parlato di una serie di obiettivi per mettere a posto le casse del Comune. Per migliorare la riscossione, Palazzo San Giacomo intende indire un bando per affidare ad una società specializzata la riscossione coattiva con obiettivi raggiungibili tra il 2016 e il 2027, mentre sul fronte della valorizzazione del patrimonio si sta pensando di alienare e valorizzare immobili per circa 73 milioni di euro, compresa la riduzione dei fitti passivi. «Nonostante gli sforzi che possiamo mettere in campo in questi ambiti nei primi anni – ha affermato l’assessore Baretta – questi interventi non risolvono il problema e dunque proponiamo allo Stato di considerare questo come un periodo unico e calcolare il nostro quarto di risorse non anno per anno ma complessivamente».

Dunque, seppure il Governo erogherà il contributo annuale entro il 31 marzo, bisognerà mettere in campo altre azioni. Quali? L’aumento dell’addizionale Irpef dello 0,1 nel 2023 e di un ulteriore 0,1 nel 2024 e una nuova tassa sugli imbarchi (due euro a partire dal 2023 con una previsione di incasso di 40 milioni per il quinquennio e 200 milioni se confermata per tutto il periodo). E mentre ci si sforza di immaginare quale futuro attenderà i napoletani, ci si ritrova a fare i conti non solo con difficili bilanci economici ma anche con la cronaca giudiziaria dei sequestri di altarini e abusi commessi dalla camorra, spesso anche in danno del patrimonio storico e architettonico della città. Nella zona dei Ponti Rossi l’ultimo scempio: un’edicola votiva della camorra era stata costruita su una colonna portante del tratto dell’acquedotto romano che attraversa il quartiere San Carlo Arena. Ieri i carabinieri l’hanno rimossa, ma chissà da quanto tempo era lì.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).