Arriva la svolta per gli enti locali in gravi condizioni economiche. Nella manovra “Salva Comuni” c’è anche Napoli insieme con Reggio Calabria, Torino e Palermo. Niente legge ad hoc, quindi, per il capoluogo campano, nessuna legge speciale o patto scritto sulla sabbia ma un provvedimento uguale per tutti, che gli consentirà di uscire dal tunnel del dissesto mascherato nel quale viaggia da anni e di iniziare a svolgere finalmente le sue funzioni amministrative. A questi comuni, paralizzati dai debiti, in particolare è indirizzata una norma a cui sta lavorando il governo con misure per le città metropolitane in pre-dissesto da inserire in un emendamento ad hoc alla legge di Bilancio.

Da quanto si apprende la norma, in sintesi, prevede che lo Stato dia alle città metropolitane in difficoltà un contributo straordinario pluriennale, chiedendo in cambio impegni su fiscalità, riscossione, patrimonio e personale. «Si tratta di prime notizie che non è semplice commentare – afferma Riccardo Realfonzo, economista ed ex assessore al Bilancio del Comune di Napoli – In generale, la logica dei contributi straordinari non mi convince. Il governo dovrebbe riconoscere che i Comuni del Mezzogiorno hanno bassa capacità fiscale e che i servizi pubblici locali essenziali vanno assicurati a tutti in tutta Italia e adeguatamente finanziati. Ma avere un contributo governativo – aggiunge – era la parte facile del lavoro da svolgere in questa sindacatura. La cosa più difficile sarà “normalizzare” finalmente la città, eliminando le mille forme di sfruttamento della cosa pubblica che si riflettono nel buco di bilancio, nel sostanziale dissesto. Mi riferisco alla necessità di varare una incisiva lotta all’evasione, di ripristinare ordine e diritti nella gestione del patrimonio comunale, di rivoltare come un guanto l’insieme delle società partecipate ed efficientare la gestione del personale. Senza riforme incisive, radicali per il ripristino della legalità – conclude – andremo avanti di piano straordinario in piano straordinario». Resta da capire in cosa consiste il piano straordinario che il Governo ha in mente di attuare per portare in salvo le grandi città italiane.

Poco tempo fa il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi aveva chiesto un intervento tra i 100 e i 200 milioni all’anno (più 200 che 100) per mettere in condizioni il Comune nel giro di due o tre anni di poter avere un recupero di quella capacità di riscossione che porta il bilancio in equilibrio. Complessivamente il primo cittadino aveva parlato di un prima quota di aiuti pari a 600 milioni. Vedremo, poi, quanto sborserà lo Stato. Più in linea con le intenzioni del governo centrale, invece, l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta che aveva annunciato un aiuto del Governo solo a patto che i Comuni avessero fatto la loro parte, dimostrando di saper amministrare bene. Si era parlato anche di un aumento delle tasse, ma per ora è tutto in stand by. Una la cosa certa: un aiuto arriverà e non si chiamerà Patto per Napoli. Per il momento. Sul tavolo della commissione Bilancio del Governo ci sono ancora i due emendamenti firmati da Pd e 5Stelle. Ammessi la settimana scorsa alla discussione in Senato, potrebbero passare o essere rispediti al mittente, in quel caso niente commissario straordinario per Napoli e aiuti richiesti, ma solo la decisione del Governo di aiutare tutti i Comuni, senza fare distinzioni.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.