Con il voto di fiducia il Senato ha dato il via libera definitivo al decreto milleproroghe. Non essendo state apportate modifiche rispetto al testo trasmesso dalla Camera, il dl è convertito in legge. Al voto non ha preso parte Matteo Renzi (che dal verbale di Palazzo Madama risulta “in congedo”, dunque assente giustificato) mentre ha votato la fiducia Tommaso Cerno, che dopo aver lasciato il Pd ha aderito al gruppo Misto e non a quello di Italia Viva, come invece aveva dichiarato qualche giorno fa.  Oggi alla Camera è previsto finale sul decreto intercettazioni. Malgrado le levate di scudi renziane, l’appeasement dettato dall’emergenza sanitaria ha avuto la meglio.

Rimangono sul piede di guerra gli avvocati, che ieri hanno incontrato con diverse delegazioni il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.  «Le posizioni del ministro della Giustizia e dei penalisti sulla disciplina della prescrizione rimangono inconciliabili», detta una nota dell’Unione delle Camere penali dopo avere incontrato il Guardasigilli a via Arenula. Prova a mediare il Consiglio Nazionale Forense. «Il ministro Bonafede ci ha rassicurato che il testo di riforma penale uscito dal Consiglio dei ministri, per quel che lo riguarda, non è blindato e che potrà essere oggetto di modifiche anche con il contributo che ne deriverà dai lavori parlamentari». Il presidente Mascherin ha manifestato la certezza che, «salvaguardati i presìdi della difesa, si potrà giungere a un testo che può trovare la condivisione dell’avvocatura, salvo, naturalmente, il tema della prescrizione su cui, come si sa, le distanze paiono allo stato non colmabili». La delegazione dell’avvocatura, alla quale hanno preso parte anche l’Organismo Congressuale Forense e l’Aiga, oltre alle Camere Penali, torna sulle intercettazioni.

«Il tema delle intercettazioni si sposa con l’altro, molto delicato, del diritto costituzionale alla tutela del domicilio e, aggiungo, della libertà di pensiero e parola in casa propria. La tecnologia del trojan è così avanzata da rischiare di sfuggire di mano».  A una maggior attenzione ai temi della giustizia invita anche l’Europa, che ieri ha sottolineato alcune criticità nel Rapporto della Commissione Europea sull’Italia. Per il Pd, parla il responsabile giustizia Walter Verini: «Il pronunciamento della Commissione Europea sulle questioni della Giustizia italiana va preso nel suo insieme, considerandone tutti gli aspetti e non solo quelli legati alla prescrizione sulle cui modifiche, peraltro, è stata raggiunta già una intesa.

La UE, giustamente, richiama a lavorare su priorità, come quella di garantire tempi certi e durata ragionevole dei processi. E invita a rafforzare ancora di più la prevenzione e il contrasto della corruzione. Su questi temi è necessario un impegno corale di Governo e maggioranza, in un confronto senza asprezze e strumentalità, che consenta di dare finalmente al Paese una giustizia giusta ed efficiente». Il Movimento Cinque Stelle evidenzia «il giudizio positivo sulla riforma Bonafede», che però non trova riscontro nel Rapporto, che elenca tra le criticità inevase l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari.

Bonafede, dopo aver liquidato gli avvocati, è entrato al Quirinale per assistere al ricevimento alla Presidenza della Repubblica dei nuovi magistrati, con un ricordo dedicato a Falcone e Borsellino. Una cerimonia dai toni non scontati, quando il Presidente ha fatto riferimento al «ricordo di queste grandi figure, che ha lo scopo di evocare lo stile esemplare del loro essere magistrati al servizio della giustizia e del Paese, senza aver mai ricercato notorietà». E poi ha rimarcato: «Sono certo che darete il meglio di voi stessi con la necessaria passione civile e la virtù del coraggio, paziente e discreto».  Di rappresentanti della giustizia dallo stile paziente e discreto, di questi tempi, ce ne sarebbe davvero gran bisogno.