Tempi infiniti del processo, contrazione delle garanzie difensive, limitazione dell’appello, efficientismo giustizialista al posto delle regole del contraddittorio.  È il duro atto d’accusa che l’Unione Camere Penali lancia contro la riforma del processo penale congegnata dal ministro Bonafede. «Lo schema di legge – scrivono gli avvocati nel documento stilato dalla Giunta – propone un’azione random sulla disciplina di alcune delle fasi procedimentali e processuali, è privo di coerenza interna, animato da criteri di astratto efficientismo, teso ad abbreviare i tempi per giungere ad una pronuncia di primo grado attraverso l’erosione delle garanzie del giusto processo».

«Il progetto approvato dal Governo – proseguono le Camere penali – è assai diverso dalle bozze fatte circolare nei mesi scorsi e in particolare dalla prima stesura, approvata con la formula del “salvo intese” dal Consiglio dei Ministri, Questo ultimo testo ha abbandonato ogni ipotesi di riforma dell’ordinamento giudiziario e in materia di elezioni e composizione del Csm. Ha ripudiato gli approdi cui erano giunte le rappresentanze di Avvocatura e Magistratura nell’ambito degli incontri al primo Tavolo ministeriale in materia di riti alternativi e prevede, per la prima volta, punti di delega sostanzialmente finalizzati alla sterilizzazione del processo di appello, definitivamente trasformato in un mero strumento di controllo della prima decisione, affidato in gran parte dei casi a un giudice monocratico, addirittura non professionale».

«Interviene anche – si legge ancora – con modifiche di disciplina sostanziale, sulla prescrizione recependo in toto le proposte oggetto di duro contrasto in questo ultimo periodo che, da una parte, confermano la cancellazione della prescrizione con la sentenza di primo grado, dall’altra, introducono una odiosa quanto farraginosa disciplina di distinzione tra l’assolto e il condannato che viola i principi di presunzione di innocenza e di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, oltre che il diritto dell’imputato e delle persone offese a vedere celebrato un processo in tempi ragionevoli». La riforma del processo penale, proseguono gli avvocati, «segna un grave arretramento sul piano della cultura giuridica, privilegia un’idea efficientista del processo penale, perde di vista la centralità dell’accertamento probatorio dibattimentale, conculcando le garanzie della difesa e le regole del contraddittorio, scommette definitivamente sull’imputato colpevole, identificato con la preda che non può sfuggire al castigo piuttosto che con la persona sottoposta ad un accertamento di responsabilità penale».

«Nel tempo dei giustizialisti al potere – concludono gli avvocati – prima l’idiosincrasia nei confronti della funzione dei riti alternativi, con il loro corollario di premialità e poi, con la nuova maggioranza di Governo, nuove storture ed erosioni delle garanzie difensive, l’attacco al giudizio di appello hanno accompagnato la deriva populista che vuole realizzare il processo infinito ed individua nel carcere l’unico trattamento sanzionatorio possibile. È a questo disegno che l’Avvocatura è chiamata a resistere, in difesa dei principi del diritto penale liberale e del giusto processo».