Il rischio contagi è nell’aria. Basta un soffio e il Coronavirus entra nel naso o nella bocca e si diventa positivi al Coronavirus. Questo spiega la rigidità dell’obbligo di restare a casa imposto dal Governo nazionale e dalla Regione. Un diktat per milioni di cittadini costretti però a un continuo arrangiarsi causa impreparazione e disorganizzazione diffuse. Mancano i tamponi, c’è penuria di reagenti e i kit veloci acquistati dalla Soresa sono validi quasi come le mascherine inviate in Campania dalla Protezione Civile. “Buone per pulire gli occhiali”, le stroncò il governatore Vincenzo De Luca. Chi ha febbre, mal di testa, tosse e altri sintomi prova a chiedere aiuto telefonicamente.

Tempo perso perché in città, come ha ricordato il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva (che si è scusato per i lunghi tempi per leggere i tamponi), l’accertamento oro-faringeo arriva solo su richiesta del medico curante. È un’avventura nella disperata avventura Covid. La Campania non ha perso tempo. La task force ha puntato sui kit veloci destinati al personale che vive a contatto con contagiati o potenziali soggetti positivi. Corrado Cuccurullo, direttore generale della Soresa, ha chiesto ai fornitori privati: avete kit rapidi? Quanti e quando ce li fornite? Le offerte si sono accavallate. Un milione di kit rapidi è stato acquistato a 3,8 euro a striscetta, poi sono arrivati i rincari da Covid che hanno fatto lievitare il costo del singolo kit a 8,99, poi a 9 e 10 euro

. Servono, sono utili e veloci. La Soresa ha investito più di 5 milioni in kit rapidi senza considerare gli allarmi dei microbiologi, secondo i quali “è elevato il rischio di falsi negativi”, e quelli di Federfarma e Federlab. Tutto per evitare la corsa al tampone. Un giorno la Soresa ha deciso di cambiare passo rendendosi conto che nessuno vuol rischiare respiri al Coronavirus. E il professore Corrado Cuccurullo – direttore generale della società che esegue acquisti centralizzati per la Regione – ha dato meno di un giorno ai laboratori privati per rispondere. Piccole clausole di un’offerta su misura: leggere ogni giorno 500 tamponi, quota che si riduce a 300 tamponi per associazioni di più imprese. Sembrava favorita la Ames, azienda che lavora da tempo con l’istituto zooprofilattico di Portici, hanno risposto la Sdn, la Cmo del Gruppo Marulo e la Pandolfi.

Sul caso tamponi sono intervenute la Procura e la Guardia di Finanza: si è fermato tutto di colpo. Il Cardarelli rischia di restare sporco e senza sanificazioni: scade il contratto con la Romeo Gestioni, pronta a organizzare perfino un passaggio di cantiere per i suoi 365 lavoratori. In quasi tutti gli ospedali pubblici tanti servizi sono esternalizzati: vigilanza, preparazione dei pasti, pulizia, sanificazione di sale operatorie, reparti e terapie intensive. Lavori affidati a soggetti esposti a un elevato rischio di contagio. Per la sanità regionale la salute di queste persone dipende solo dal loro datore di lavoro. Il privato deve fornire guanti, mascherine e misurare la temperatura.

Qui però deve fermarsi perché i controlli Covid sono pubblici. In maniera ottusa e inumana in ospedale si discrimina: tu lavori per me, ecco il tampone; lui è un esterno, si arrangi. I due dipendenti della Romeo Gestioni positivi al Coronavirus sono in quarantena. La direzione sanitaria del Cardarelli ha l’obbligo di una mappatura dell’ospedale con percorsi Covid e No-Covid per individuare quante e quali altre persone sono a rischio Coronavirus. Di questo screening, al momento, nessuna traccia.