Resta avvolta nel mistero la nuova vita dell’ex latitante Matteo Messina Denaro. Il padrino di Cosa Nostra parlerà? Squarcerà il velo di Maya sulle stragi mafiose? Farà i nomi dei suoi fiancheggiatori? Ma soprattutto, ha un tumore al colon, un tumore che ha già prodotto metastasi. Quanto gli resta ancora da vivere? Ne abbiamo parlato con il professor Franco Corcione, chirurgo generale, presidente emerito della Società italiana di Chirurgia e componente onorario dell’Accademia nazionale di Chirurgia di Parigi.

Professore, dalle indagini che hanno portato alla sua cattura proprio mentre si recava in una clinica privata, è emerso che il boss Matteo Messina Denaro ha un tumore al colon. Quanto è aggressivo questo tipo di cancro?
“Il tumore del colon, come un po’ tutti i tumori viscerali, è un tumore che ha una sua evoluzione relativamente allo stadio in cui si diagnostica, alla istologia se è più o meno aggressiva. Ci sono vari stadi di aggressività del tumore e soprattutto dipende molto dall’ospite cioè dal paziente, dal suo assetto immunitario e da eventuali patologie concomitanti. Quindi ci sono variabili importanti da considerare e che non ci permettono di dire: il tumore al colon è molto maligno o poco maligno. Vanno esaminati i fattori elencati poco fa con dati precisi, direi quasi matematici”.

Nel caso di Messina Denaro, pare che abbia sviluppato metastasi al fegato, avrebbe già subito due interventi chirurgici e sarebbe al terzo ciclo di chemioterapia. Questi indizi fanno pensare a un tumore in fase già avanzata e molto aggressivo?
“Sì. Questo sicuramente. È chiaro che più il tumore è aggressivo, più viene scoperto in fase avanzata e meno possibilità abbiamo di portare il paziente a guarigione. Non è escluso, però, che anche un paziente con metastasi epatiche possa rispondere bene alle terapie e portare anche a un successo terapeutico, che non significa guarigione ma permettere al paziente di vivere anche diversi anni”.

E arriviamo alla domanda che tutti si stanno ponendo, già decine le ipotesi formulate in questi giorni: quanto resta ancora da vivere al padrino di Cosa Nostra?
“Nessuno può dirlo. È impossibile stabilire quanto ancora vivrà Matteo Messina Denaro. Posso dire che l’ho visto camminare sulle sue gambe ed è quindi veramente impossibile stabilire quanto gli resta da vivere. Fosse stato costretto su una sedia, avrei potuto azzardare e rispondere: qualche mese. Ma è un paziente che ha la sua autonomia e quindi potrebbe rispondere ai cicli di chemioterapia. Fare previsioni del tempo è improponibile”.

Professore, quindi quando dicono: pochi mesi di vita, massimo un anno. Sono ipotesi fantasiose?
“Sì. Io se avessi tra le mani tutte le carte sulla salute di Matteo Messina Denaro, vedendo da dove si è partiti con il tumore, vedendo gli interventi che ha subito e le chemio che ha fatto non potrei fare previsioni. Un paziente può avere un crollo in pochissimo tempo o al contrario potrebbe rispondere bene alle terapie pur avendo un tumore in fase avanzata. Nessuno può dire oggi quanto gli resta da vivere”.

Da subito è stato detto che le condizioni di salute del boss sono assolutamente compatibili con il carcere. Da medico, può confermarlo?

“È chiaro che un ospedale con attrezzature super moderne sarebbe da preferire al carcere. Ho visto che si sono già attivati per poter far continuare al paziente la chemio all’interno del penitenziario dove è detenuto. Organizzare la terapia in carcere è sicuramente difficoltoso, ma ho visto che hanno già assicurato le cure a Messina Denaro. La cosa, però, più importante in questi casi sono i controlli che andrebbero effettuati ogni tre mesi e assolutamente in ospedale dove ci sono tac, pet e tutte le attrezzature per fare gli esami del caso. Dovrà uscire frequentemente per assicurargli una diagnostica che purtroppo ogni tre mesi va assicurata al paziente”.

Da subito gli organi di stampa hanno diffuso il nome del medico che curerà in carcere Messina Denaro. La smania di rivelare dettagli anche inutili per l’opinione pubblica ha violato la privacy del medico?
“Sì, sono d’accordo con questo ragionamento. Esiste la privacy del paziente, ovviamente, ma esiste anche la privacy del medico. Non doveva essere diffuso il nome del medico che giustamente cura un paziente e lo tratta come gli altri, ma che sicuramente è stato esposto a dei rischi. Non so perché la stampa abbia diffuso il suo nome e cognome”.

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Giornalista napoletana, classe 1992. Affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.