Il compagno Petrov, come i suoi colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle lo chiamano in privato, è in ottima compagna. Con Vito Petrocelli, senatore pentastellato e presidente della Commissione Esteri, da giorni nel mirino degli altri partiti di maggioranza per le sue posizioni filo-putiniane, si fa sempre più larga la fila di parlamentari che esplicitano la loro vicinanza a Mosca.

Non una novità, le posizioni filo-russe in particolare all’interno di M5S e Lega erano ben note da anni, ma di fronte al conflitto scatenato dalle truppe di Putin in Ucraina ci si aspettava una presa di distanza netta. Cosa che non ha intenzione di fare per esempio Vito Comencini, 35enne deputato del Carroccio, cresciuto nei Giovani Padani di Verona, che da tre giorni si trova a San Pietroburgo, la città della moglie Natalia.

Da lì Comencini è intenzionato a raggiungere il Donbass occupato parzialmente dalle truppe russe e dai separatisti filo-putiniani. “Voglio portare la mia solidarietà alle persone scappate da quel conflitto. Non faccio distinzioni con gli ucraini, anche quelli fuggiti in Russia meritano la nostra solidarietà”, dice Comencini a Repubblica, spiegando di non voler essere definito filo Putin.

Il deputato si definisce “identitario” perché “difendo i valori della civiltà classico cristiana in Europa”. Quanto al Donbass e al riconoscimento dell’autonomia da parte del Cremlino, fattore che ha innescato la guerra, Comencini sposa la linea di Mosca: “”Si erano già autoproclamate repubbliche autonome, ora Putin le ha semplicemente riconosciute“.

Quanto all’invasione in Ucraina, per Comencini “è anche una conseguenza della guerra in Donbass, per il mancato rispetto degli accordi di Minsk, che prevedevano una soluzione pacifica e diplomatica dopo otto anni di ostilità”. Aderendo alle tesi di Mosca sulla Crimea, il deputato leghista spiega che nel territorio occupato dal 2014 e annesso con un referendum non riconosciuto a livello internazionale “non c’è mai stata una guerra. Con un referendum approvato a grande maggioranza la popolazione ha deciso di passare con la Federazione russa. La Crimea è sempre stata legata alla Russia. Non a caso lo stesso Zelensky afferma che può essere oggetto di trattativa”.

Ma il 35enne del Carroccio volato a San Pietroburgo tramite la Finlandia (dove ha noleggiato un van) va oltre e ripete come un mantra la propaganda del Cremlino sul conflitto: “Qui in Russia sono convinti che i civili ucraini vengano utilizzati come scudi umani. Pensano che le forze armate siano composte da molti elementi neonazisti”. Comencini solleva dubbi anche sul bombardamento all’ospedale di Mariupol: “Ho ascoltato le opinioni dell’una e dell’altra parte. E ho parlato con amici russi, che sollevano dubbi, basandosi su elementi oggettivi ed evidenti”, anche se non si capisce bene quali siano. Anzi, il parlamentare del Carroccio accusa Kiev e l’occidente di spargere propaganda: “Quello che vedo e sento in tv lo prendo con le pinze, qui molte tv locali denunciano fake news“, dice a Repubblica.

Quanto alla situazione a San Pietroburgo, Comencini spiega che in città “mancano i turisti ma i ristoranti sono pieni, i negozi pure. La gente è preoccupata, ma anche abituata alle sanzioni. Una signora, per sdrammatizzare, mi ha detto: “Vuol dire che per un po’ mangeremo patate e cavolfiori’”.

 

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.